Limacce: molluschi voraci

Le limacce (si distinguono dalle lumache per l’assenza del guscio) si cibano indiscriminatamente di tutti gli ortaggi risparmiando dai loro attacchi solo aglio e cipolla. Preferiscono cibarsi delle foglie giovani e tenere distruggendo spesso le piantine appena trapiantate, ma non disdegnano le foglie più vecchie e coriacee. In questo caso di solito iniziano ad alimentarsi partendo dall’esterno. Gradiscono anche i frutti, ad esempio le fragole o le zucchine, in cui scavano fori profondi.
La presenza di nemici naturali come ricci, rospi, lucertole, anatre, contribuisce a ridurre la pressione di questi parassiti. Per favorire la presenza dei ricci si possono predisporre dei ripari dove possano trascorrere l’inverno. Basta una piccola catasta o una fascina di legna e, magari, attirarvi i ricci ponendo all’interno dei croccantini per animali domestici.

Nonostante queste accortezze quando le condizioni ambientali sono favorevoli bisogna comunque intervenire per allontanare le limacce dall’orto. La difesa biologica da questi parassiti può seguire diversi metodi.

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Come proteggere l’orto

Si possono creare barriere protettive, che impediscono alle lumache di raggiungere gli ortaggi. Intorno alle aiuole si dispone una striscia costituita da sostanze come la calce o la cenere (assolutamente da evitare il sale che peggiora la qualità del terreno e contiene cloro). Questa barriera rende difficile il movimento delle limacce e ne danneggia la mucosa provocandone una parziale disidratazione. Purtroppo, quando queste sostanze si bagnano perdono di efficacia e quindi questo sistema funziona bene solo quando le piogge sono poco intense, mentre si inattiva proprio nel momento in cui servirebbe maggiormente.

Più efficace è la perimetrazione delle aiuole con barriere di lamiera zincata interrate per almeno 5-7 cm e alte fuori terra 50-70 cm. Il bordo di queste lamiere deve essere ripiegato verso l’esterno per impedire alle limacce di superarle. La loro presenza, però, può rendere difficoltosa l’esecuzione delle lavorazioni necessarie alla coltivazione.

Una soluzione che offre buoni risultati per allontanare le limacce nei piccoli orti è la preparazione di trappole. Il metodo più semplice è quello di lasciare nel campo un asse di legno, dei sottovasi, dei sacchi o qualsiasi altro materiale in grado di dare rifugio alle limacce e poi passare a raccoglierle al mattino. Per aumentare le catture è possibile innescare queste trappole con attrattivi alimentari come patate di scarto o bucce di pompelmo.

La messa in opera di trappole a base di birra è un po’ più complicata. Bisogna interrare dei bicchieri riempiti con due dita di birra nel terreno, lasciandoli emergere per circa 1 cm per evitare che si possano riempire di terra. Le limacce, attirate dall’odore della birra, cadono nel bicchiere dove annegano o dal quale, comunque, non riescono più a risalire. L’incredibile capacità attrattiva della birra rende necessario un passaggio quotidiano per svuotare le trappole dai molluschi catturati e per riempirle con altra birra.

Attenzione! Dopo la raccolta non liberate le limacce nei prati vicini all’orto, altrimenti potranno tornare ad insidiare le coltivazioni.

Trattamenti biologici

Negli orti più grandi, oppure quando non si dispone del tempo necessario per la gestione delle trappole, per allontanare le limacce ci si può rivolgere alla lotta biologica utilizzando un nematode, Phasmarhabditis hermaphrodita, che parassitizza le limacce. I preparati a base di nematodi si presentano in forma polverulenta da diluire in acqua e da distribuire sul terreno con l’irrigazione o con una pompa per i trattamenti da utilizzare ad alto volume. Si interviene appena compaiono le limacce, purché le temperature siano superiori a 5°C. In queste condizioni questi piccoli vermi, invisibili ad occhio nudo, possono ricercare attivamente i molluschi. I nematodi penetrano negli organismi bersaglio attraverso le aperture naturali (ano e bocca) e rilasciano nell’ospite dei batteri che lo uccidono. Poi il nematode completa il proprio sviluppo nutrendosi dei tessuti morti. La morte delle limacce sopraggiunge 24-72 ore dopo la penetrazione.

Un’ulteriore possibilità per allontanare le limacce è offerta dall’ortofosfato di ferro. Si tratta di una sostanza, utilizzata anche come fertilizzante, che è attrattiva per le limacce ed è innocua per gli animali a sangue caldo.  Dopo aver mangiato l’ortofosfato di ferro, i molluschi cessano di nutrirsi, permettendo un’immediata protezione delle piante, e tornano ai loro rifugi dove muoiono, così non sono visibili gli individui morti nell’orto.

Afidi? No grazie!

Con l’aumento delle temperature compaiono anche i pidocchi. Si tratta di una vasta famiglia di insetti parassiti che non ha nulla a che fare con i pidocchi dell’uomo e che comprende molte specie.

Gli afidi danneggiano le piante succhiandone la linfa, deformando i tessuti vegetali. Ad esempio, provocando l’accartocciamento delle foglie o l’accorciamento degli internodi, oppure imbrattando la vegetazione e i frutti con i loro essudati zuccherini sui quali si sviluppano le fumaggini. Questi ultimi sono dei funghi che, oltre a sporcare la vegetazione, rallentano significativamente l’attività fotosintetica delle foglie. La gravità degli attacchi è accentuata dall’elevata capacità riproduttiva di questi animali, favorita dal fatto che le femmine sono partenogenetiche, cioè non necessitano di accoppiarsi con i maschi per riprodursi.

Per fortuna i loro nemici naturali sono numerosissimi. Le coccinelle godono di un’ampia e meritata fama, ma sono molto attivi anche i sirfidi, le crisope e alcuni imenotteri iperparassiti, cioè parassiti degli afidi. Per favorire la presenza di insetti utili è importante assicurare nelle vicinanze dei campi coltivati la presenza di habitat dove possano prosperare, come i prati e le aree marginali non coltivate. Per questo motivo, nel giardino o sotto il frutteto è meglio evitare di eseguire un taglio contemporaneo di tutta la superficie, preferendo eseguire dei tagli parziali, ad esempio a file alterne nel frutteto, intervallati di 15-20 giorni. In questo modo si garantisce la presenza di una vegetazione folta e ricca dove possono trovare rifugio gli insetti che occupano l’habitat del prato.

Gli interventi di taglio e pulizia dalle erbe nelle zone vicine all’orto appagano il nostro desiderio di ordine, ma non aiutano la vita degli animali. Ad esempio lasciar crescere indisturbati dei cespugli di ortica consente di dare rifugio ad oltre 166 specie di artropodi (insetti e ragni).

Queste strategie contribuiscono sempre ad evitare un’eccessiva proliferazione degli afidi, ma non possono evitare completamente i danni causati da questi parassiti, anche perché la capacità riproduttiva degli insetti utili non è pari a quella degli afidi. Così si devono impiegare metodi di difesa biologica per evitare che gli afidi danneggino le piante, soprattutto nel periodo primaverile. Infatti a partire da giugno, di solito le popolazioni di afidi ed insetti utili trovano un equilibrio.

La strategia preventiva

La prima strategia da adottare è quella preventiva. Quando si teme che si manifesti un attacco di afidi, ad esempio perché così è accaduto negli anni precedenti oppure perché si coltivano piante particolarmente suscettibili a questi parassiti come i fagiolini o gli zucchini, si può intervenire applicando dei repellenti vegetali. A questo scopo sono efficaci il decotto di aglio e il decotto di assenzio preparati, a partire da 30 g di aglio o da 30 g di foglie e sommità fiorite fresche di assenzio lasciati sobbollire per 15 minuti in un litro di acqua.

Una soluzione alternativa è la preparazione di un macerato polivalente ottenuto a partire da 30 spicchi di aglio, da 3 manciate di rosmarino e da 3 manciate di lavanda (ma è possibile aggiungere anche foglie di pomodoro, timo, assenzio, tanaceto ecc.) immersi in 10 L di acqua. La macerazione in acqua fredda richiede una settimana di tempo e sviluppa cattivi odori. Per ridurli si aggiunge della zeolite o del litotamnio alla preparazione. L’effetto dei repellenti dura circa una settimana, a meno che le piogge non dilavino prima il prodotto.

I repellenti possono essere usati sulle piante così come sono oppure diluiti, ma bisogna distribuirli prima che siano presenti gli afidi perché questi preparati possono evitare la formazione delle colonie, ma non riescono ad allontanare insetti poco mobili come i pidocchi delle piante. L’azione dei repellenti comunque è molto importante anche quando riescono soltanto a ritardare la formazione delle colonie, perché con l’avanzare della stagione gli insetti utili riescono, di solito, a prevalere sugli afidi.

Il “lancio” di insetti utili

Se, nonostante gli interventi di prevenzione, gli afidi fossero così tenaci da presentarsi, un coltivatore biologico ha altre frecce al suo arco.

La più suggestiva, ma anche la più costosa, è il lancio di insetti utili. Oggi, tramite internet, è relativamente facile procurarsi confezioni che contengono Adalia bipunctata (una coccinella), Chrysoperla carnea (la crisopa) e altri utili da distribuire in campo. La migliore efficacia si ottiene quando gli utili vengono lanciati in ambienti confinati, come una serra, mentre all’aperto tendono a disperdersi nell’ambiente, soprattutto se, come nel caso delle coccinelle, si acquistano individui adulti e quindi molto mobili.

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Il sapone di Marsiglia

Molto efficaci si rivelano anche i trattamenti con il sapone di Marsiglia. Il sapone ha una vera e propria attività insetticida, occludendo gli organi respiratori degli insetti a tegumento molle, come gli afidi. Per funzionare deve entrare in contatto con l’insetto, quindi non serve impiegarlo se le foglie colpite dagli afidi sono già accartocciate. La sua azione è molto rapida e cessa appena il prodotto si asciuga sulla pianta. Per essere efficace va impiegato alla dose di 10-20 g per litro d’acqua. Se si impiega un sapone liquido è possibile che la dose debba essere aumentata, perché in questa formulazione il sapone è già diluito. Può causare scottature alle piante, per cui va usato alla sera e dopo aver verificato che la pianta non sia particolarmente suscettibile al suo effetto.

Prodotti microbiologici

Un’ultima opportunità è offerta da un prodotto microbiologico a base di Beauveria bassiana. Si tratta di un fungo entomoparassita che penetra nell’insetto, sviluppandosi all’interno della sua vittima e portandola alla morte in 3-5 giorni. Va usato come qualsiasi altro prodotto antiparassitario curando bene la bagnatura per favorire la reidratazione del prodotto. Si impiega al mattino o alla sera quando i livelli di infestazione sono ancora abbastanza bassi, ripetendo l’intervento almeno una volta dopo una settimana. Naturalmente non va usato in abbinamento a fungicidi, neppure quelli permessi in agricoltura biologica.

Vanno evitati, invece, i trattamenti con prodotti a base di piretro, perché questo insetticida naturale è poco selettivo e uccide anche gli utili.

 

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Dott. Francesco Beldì

Francesco Beldì è laureato in Scienze Agrarie. Si occupa di produzione orticola e frutticola biologica dal 1991. E' molto attivo nella divulgazione verso le aziende agricole e i privati e nei corsi di specializzazione post-laurea e post-diploma. E' autore di manuali di coltivazione biologica e di difesa delle piante con prodotti naturali.