Rotazioni: dove trapiantare i cavolfiori

Come anticipato, tenere conto delle rotazioni è importante e di conseguenza bisogna dedicare al cavolfiore uno spazio dell’orto che non abbia ospitato altre brassicacee nel corso dell’anno e nemmeno l’anno precedente. Ricordiamo a questo proposito che alla famiglia delle brassicacee appartengono gli altri cavoli e anche rucola, rapa, cima di rapa, ravanelli, crescione e daikon. Anche se si tratta di piante diverse, sono accomunate da alcune malattie e parassiti. Pertanto è meglio farli ruotare nello spazio.

Preparare il terreno: lavorazioni e concimazione

Il terreno che intendiamo destinare ad una coltivazione del cavolfiore deve essere soffice e drenato. Probabilmente era già stato lavorato a primavera per la coltura precedente, così in estate è sufficiente pulire dai resti colturali e dalle erbe spontanee zappettando e rastrellando. Se per la coltura precedente erano stati stesi i tubi della microirrigazione, li possiamo spostare per zappettare e poi rimettere al loro posto al momento del trapianto delle piantine di cavolfiore.

Il terreno deve anche essere concimato bene, dato che si tratta di una specie molto esigente. Il cavolfiore infatti richiede molto azoto, e anche zolfo e calcio, elementi presenti in modo equilibrato in molti concimi organici. Sulle dosi conviene basarsi su quello che viene indicato sulle confezioni. In genere se si utilizza il classico stallatico pellettato, lo si sparge a manciate su tutto il terreno da coltivare, indicativamente dai 100 ai 200 grammi al metro quadrato.

Anche per la concimazione però conviene valutare che cosa era stato somministrato all’inizio della stagione primaverile per la coltura precedente. Se questa era stata concimata in abbondanza, adesso basta fare un’aggiunta senza esagerare. Dipende molto dalla gestione del terreno nei mesi precedenti. Se si ha compost maturo, è ottimo utilizzare anche quello.

Scelta delle varietà

Si possono trovare tantissime varietà di cavolfiore. Solo del cavolfiore classico bianco si trovano tipologie precoci, medi e tardivi ovvero che si raccolgono in 70, 100, 120 giorni dal trapianto, consentendoci un raccolto ben distribuito in diverse settimane. Poi ci i sono cavolfiori colorati: il Verde di Macerata, di colore verde chiaro e forma uguale a quello bianco, il Violetto di Sicilia, più piccolo di quello bianco, e il noto cavolfiore Romanesco, ovvero quello con le punte. Si trovano anche cavolfiori di colore rosa e arancione. Se si ha tanto spazio, è una buona cosa differenziare il più possibile, non solo per avere una scalarità nella maturazione ma anche per verificare quale varietà poi si dimostra più adatta al nostro specifico microclima.

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Semina e trapianto

I cavolfiori non si seminano direttamente nell’orto, ma in semenzaio. Le piantine si trapiantano nell’orto dopo circa un mese dalla semina, quando sono alte indicativamente 10-15 cm, a distanze di 60-70 cm. Questa distanza può sembrare eccessiva, ma è indispensabile per assicurare alle piante di crescere in modo ottimale avendo tutte luce e spazio a sufficienza, e per limitare l’insorgenza delle malattie fungine.

Se il nostro spazio di coltivazione è la classica aiuola larga un metro circa, vi si possono trapiantare due file di cavolfiori, meglio se sfalsate, o anche “a zig zag”, per ottimizzare meglio gli spazi disponibili.

È importante ricordare di realizzare i trapianti entro la metà di agosto: gli ortaggi autunnali infatti si mettono nell’orto in estate.

Se non si facesse in tempo a ottenere delle piantine con la semina, in questo periodo, possiamo trovarle in tutti i negozi di agraria e di giardinaggio, generalmente in vaschette da 4 o da 6, o anche da 9.

Leggi anche: i consigli e i trucchi per trapiantare correttamente i cavoli autunnali.

Irrigazioni e cure

Dopo il trapianto è molto importante tenere irrigate le piantine di cavolfiore, non quotidianamente ma almeno ogni 2 o 3 giorni fino a settembre. Con l’arrivo del fresco le irrigazioni saranno progressivamente diradate e fermate del tutto. Se si trapianta sui teli da pacciamatura, il suolo si mantiene umido per un tempo maggiore, e quindi le irrigazioni saranno più ridotte.

Parassiti, malattie e trattamenti adatti

I cavolfiori purtroppo possono essere attaccati da svariati insetti nocivi: la cavolaia, la tignola e le nottue tra i lepidotteri, le cimici rosse e nere, la mosca del cavolo che attacca le radici, e altri ancora.

Per i lepidotteri i trattamenti efficaci sono quelli a base di Bacillus thuringiensis, bioinsetticida molto selettivo ed efficace. Il prodotto commerciale si diluisce in acqua nelle proporzioni suggerite in etichetta e lo si irrora mediante una pompa a zaino.
Contro le cimici ci sono ben pochi rimedi efficaci nel bio, al momento, ma l’eliminazione manuale costante le tiene a bada. La mosca del cavolo si previene piantando i cavolfiori vicino ai pomodori, che saranno nell’orto fino a fine settembre.

Tra le patologie fungine può esserci l’alternariosi, da prevenire con trattamenti a base della zeolite, ottimo corroborante di origine naturale.

Se il fiore non si formasse

A volte capita che il cavolfiore non si sviluppi, ovvero che da un fogliame bello e rigoglioso non si veda spuntare il fiore, che è la parte che ci interessa. Ciò potrebbe essere dovuto a temperature autunnali troppo alte.

Raccolta

I cavolfiori devono essere raccolti quando le infiorescenze sono sviluppate e ancora chiuse, e di solito ciò avviene sempre in autunno, prima delle gelate. Dopo la raccolta la pianta può essere estratta e messa nel cumulo di compostaggio. Questo perché, a differenza dei broccoli, non emette ricacci e la sua produzione si esaurisce in una volta.

I cavolfiori ancora non pronti all’arrivo dei primi freddi devono essere coperti con tessuto non tessuto.

 

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Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.