La pianta

Botanicamente il nome del cavolo rapa è Brassica oleracea var. gongyloides. E’ caratterizzato da un fusto ingrossato rapiforme, ricco di sostanze di riserva per la pianta, che lo rendono nutriente per noi. Lo possiamo trovare nelle varianti verde chiaro o viola rosaceo. Dal fusto partono foglie di dimensione ridotta, che tuttavia, come anticipato possono essere consumate come quelle delle verze o dei cavoli cappuccio.

La stagionalità del cavolo rapa

Per quanto nell’immaginario comune i cavoli siano associati prevalentemente all’autunno e all’inverno, il cavolo rapa può essere messo a dimora anche in altre stagioni. Se trapiantato in primavera, verrà raccolto all’inizio dell’estate, mentre per la raccolta autunnale dovremo piantarlo almeno ad agosto, al massimo a settembre.

Esigenze di terreno e clima

Il terreno che deve accogliere il cavolo rapa deve essere fertile e soffice. Nel caso di successione ad altri ortaggi, probabilmente dovremo togliere tutti i residui colturali di questi e tutte le erbe spontanee cresciute, zappettando e rastrellando. Come sempre una grande differenza nella lavorazione del terreno è determinata dall’impostazione di base dell’orto: se si coltiva su aiuole permanenti che non vengono mai calpestate, mantenere soffice il terreno risulta sicuramente poco oneroso.

Rispetto ad altri cavoli, il cavolo rapa è meno esigente in termini di nutrienti, ma richiede comunque la presenza di sostanza organica e di elementi nutritivi. Quindi è opportuno distribuire compost o letame maturi, se possibile o anche il semplice stallatico che si acquista in sacchi, pellettato o non.

Infine, è bene ricordare che il ph del terreno gioca un ruolo importante nella prevenzione dell’ernia del cavolo, nota malattia che colpisce queste piante. Se il ph è acido infatti i rischi aumentano e bisogna correggerlo con calce o almeno apportando cenere di legna o litotamnio.

Semina e trapianto

Il cavolo rapa, così come gli altri tipi di cavolo, si mette a dimora con il trapianto. Possiamo trovare le piantine pronte in vari centri di giardinaggio, almeno in quelli abbastanza forniti e che non tengano soltanto le varietà più comuni. Altrimenti, cosa senza dubbio più consigliata ed economica, possiamo seminare autonomamente le piantine, solo che nel caso di coltivazione per l’autunno, dobbiamo seminare le piantine almeno nel mese di luglio, in modo tale che siano trapiantabili ad agosto o settembre.

Le piantine si trapiantano nell’orto a circa 30 cm le une dalle altre, a differenza degli altri cavoli che si mettono ad almeno 50 cm di distanza.

Cure colturali e tempi di crescita

Durante le fasi di crescita del cavolo rapa bisogna tenere lo spazio pulito dalle erbe spontanee, a meno che non venga realizzata per tempo la pacciamatura con i teli neri. Questi devono essere distesi sul terreno livellato prima del trapianto, facendo poi i buchi alle distanze precise. Se invece si usa la paglia per pacciamare, la si può stendere anche successivamente al trapianto.

Inoltre, per far sì che il fusto del cavolo rapa risulti croccante e buono, l’acqua non deve mai mancare. Andando incontro all’autunno però sicuramente dovremo ridurre le irrigazioni fino ad annullarle. Terreni troppo bagnati espongono le piante a rischi di marciumi.

Trattamenti

Nel caso di larve di lepidotteri come nottue, tignola o cavolaia, possiamo realizzare un trattamento eco-compatibile, con un bioinsetticida a base di Bacillus thuringiensis kurstaki. Ci viene in aiuto una comoda pompa elettrica a zaino, per una distribuzione del prodotto uniforme che non comporta fatica. Anche se il Bacillus è un prodotto ammesso in agricoltura biologica, prima di utilizzarlo è necessario leggere attentamente tutte le indicazioni riportate in etichetta.

La raccolta e l’uso

Il cavolo rapa è pronto per la raccolta in un tempo variabile da 3 a 5 mesi dal trapianto, quando il fusto è tondeggiante e ha smesso di crescere. Non si deve attendere oltre in quanto il fusto poi inizierebbe ad allungarsi e ad assumere consistenza fibrosa.

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Foto: Cavoli rapa raccolti

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.