Alcune specie come ciliegio e albicocco è meglio potarle in vegetazione perché hanno maggiori difficoltà di cicatrizzazione; solitamente l’operazione viene eseguita dopo la fruttificazione. La potatura invernale (da novembre a febbraio), che si esegue a riposo vegetativo, è quella più conosciuta e utilizzata. In questo periodo la mancanza di foglie permette di vedere tutta la struttura portante della pianta e individuare quali sono gli interventi cesori e di piegatura da attuare. Si parte dalla forma di allevamento ed è necessario intervenire tenendo conto degli interventi da attuare per mantenerla; vi sono forme di allevamento a volume (vaso, fusetto) e forme di allevamento a spalliera (palmetta); in ogni caso è importante mantenere la pianta in equilibrio, cioè con delle branchette rivestite di rami a frutto. I rami più giovani (di un anno) portano le gemme che possono essere a legno, a frutto o miste. Le pomacee (melo e pero) hanno rami con gemme miste in punta e gemme a legno; le drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio) rami con gemme a legno in punta e lateralmente sia gemme a legno che gemme a fiore. In sintesi, nell’esecuzione della potatura invernale, è importante lasciare rami dell’anno integri nelle pomacee; invece nelle drupacee il raccorciamento dei rami può essere eseguito senza compromettere la produzione.

Tra i vari fruttiferi che richiedono una potatura invernale ogni anno vi è il pesco. Può essere allevato con diverse forme, ma predilige in particolar modo la forma a vaso; è una pianta che potrebbe soffrire delle gelate tardive perciò nelle zone particolarmente soggette a questo evento meteorico è meglio potarla alla fine dell’inverno. Questa pianta si avvantaggia di una potatura molto intensa, solitamente vengono tagliati il 70% dei rami dell’anno; i rami migliori che porteranno i frutti più grossi sono quelli di medio vigore (rami misti con gemma apicale a legno e laterali a fiore e legno), I rami più deboli (brindilli con gemma apicale a legno e laterali a fiore) danno generalmente frutti più piccoli e solitamente richiedono un forte diradamento in fase di ingrossamento del frutto (dimensione di una noce). Altri rami a frutto del pesco sono i mazzetti di maggio (rami corti, di 1-2 cm, con gemma apicale a legno e una corona di gemme a fiore).

Nella forma a vaso sul tronco sono inserite tre o quattro branche equidistanti l’una dall’altra; in fase di potatura è necessario eliminare tutti i rami dorsali e tutti i succhioni che si sono formati all’interno della chioma, questo per far penetrare la luce dall’alto. Le branche principali e le branchette secondarie devono sempre terminare con un ramo a frutto evitando di troncare di netto la branca. Se il pesco è innestato su susino mirabolano, molto probabilmente si avrà l’emissione di polloni dalla base del tronco; questi polloni fanno parte del portinnesto e devono essere eliminati. È importante sapere che le pesche gialle producono dell’ottima frutta su rami misti vigorosi o medi e brindilli, mentre le precoce producono abbondantemente su rami medio-deboli e mazzetti di maggio.

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Foto: succhioni di pesco

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