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Gli errori più comuni

Tra gli errori più comuni, e più gravi, si evidenzia il raccorciamento dei rami di un anno, posti in cima alle branche o sul prolungamento del tronco. Tale operazione, detta di “richiamo a legno” è interpretata erroneamente come il metodo idoneo per abbassare le piante. È bene sapere che il ramo raccorciato emette germogli più vigorosi di quello non raccorciato: tale particolare intensità vegetativa è data all’accumulo delle sostanze nutritive dovuto all’interruzione del percorso della linfa causato dal taglio, stimolando così lo sviluppo delle gemme che si trovano immediatamente sotto.

Un raccorciamento intenso tende quindi a produrre una chioma fitta e folta ove la luce penetra difficilmente verso le parti basse della pianta. Questo tipo di errore fatto negli anni porta a una pianta con vegetazione attiva solo in cima e svuotamento delle parti basse dalla vegetazione.

Un metodo corretto per raggiungere l’obiettivo prefissato di abbassare una pianta consiste nel raccorciamento della branca nel punto in cui sorge un ramo laterale di ordine inferiore a quello tagliato, di due o più anni, in modo che questo sostituisca la cima asportata (taglio di ritorno). In tal modo si evita la formazione di rami vigorosi vicino al taglio.

Altro errore assolutamente da evitare è il taglio a “capitozzo”, usato per ridurre la chioma e la dimensione dell’albero. Questo tipo di taglio rappresenta una mutilazione che non risolverà il problema. I nuovi rami che si svilupperanno dalle gemme latenti avranno un angolo d’inserzione stretto e crescita verticale e in poco tempo raggiungeranno e supereranno il volume e l’altezza precedenti all’intervento. I nuovi rami, inoltre, avendo un collegamento più debole di quello naturale, potranno facilmente scosciarsi in seguito a sollecitazioni esterne provocate da vento o neve.

Quando si recide un ramo, è importante rispettare le strutture biologiche dell’albero che sono le barriere naturali con cui esso può difendersi dalle aggressioni degli agenti patogeni. Queste barriere sono contenute nella zona del collare del ramo. Quando si forma, per errore, un moncone, la parte di legno sovrastante in genere muore. Gradatamente l’alterazione del legno si può estendere al resto del moncone e quindi al ramo o alla branca su cui si trova inserito e, se la pianta non è in grado di opporsi, anche a tutto il legno esistente al momento del taglio. I tagli di potatura dovranno pertanto essere effettuati in modo parallelo al collare di corteccia, il più vicino a possibile a questo, prestando però attenzione a non lederlo; Il collare è un rigonfiamento che si forma nel punto di congiunzione fra assi vegetativi di ordine diverso, prodotto in seguito alla sovrapposizione dei tessuti del ramo sulla branca e in seguito quelli della branca sul ramo.

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Foto: Taglio a "capitozzo"

Agr. Antonio Velonà

Agrotecnico Antonio Velonà, docente di pratiche agrarie, adesso in pensione, ha svolto la sua attività nell’indirizzo agrario dal 1974 al 2017 presso l’Istituto d’Istruzione superiore “V.F. Pareto” di Milano. Nella sua lunga carriera ha coordinato tutte le attività di laboratorio inerenti al frutteto, le serre e il giardino. Dal 2001 al 2005 ha collaborato come docente con la Fondazione Minoprio nei corsi di formazione professionale