Perché si potano le piante?

Per contenere le dimensioni delle piante e gestire agevolmente le operazioni colturali.

Per contenere il volume di norma non si devono accorciare i rami di un anno anche se molto lunghi, ma si ricorre ai tagli di ritorno su legno di due o più anni per non stimolare un eccesso di vigoria. Questo tipo di taglio si attua sull’asse principale del ramo o della branca che punta verso l’alto in corrispondenza di un ramo di ordine inferiore, inserito verso l’esterno. Lo scopo del taglio è di sostituire il prolungamento della branca principale col ramo laterale scelto, che deve avere un diametro non inferiore a un terzo dell’asse principale

Per diradare la chioma mantenendo la giusta fittezza della vegetazione.

Il diradamento si compie tramite asportazione completa di alcuni rami e branche, al fine di mantenere un numero adeguato di rami e ottenere una chioma folta, ma nello stesso tempo areata e luminosa. I diradamenti si compiono su ogni singola branca lasciando più leggere (cioè meno ricche di rami laterali) le parti verso l’apice e più cariche (più ricche di rami laterali) le parti verso la base.  Su piante poco vigorose si possono eseguire dei tagli a legno su branche basali per stimolare la vegetazione. Un buon diradamento prevede l’eliminazione dei succhioni, dei rami inseriti sullo stesso nodo, e quelli sulla verticale di un ramo vicino.

Per rinnovare la vegetazione.

In natura la vegetazione si rinnova mediante lo sviluppo di nuovi rami sempre più lontani dal tronco. Nelle piante coltivate, volendo contenere le dimensioni, è necessario sostituire continuamente i rami che hanno prodotto con nuova vegetazione produttiva. I tagli di ritorno e di diradamento svolgono la funzione di rinnovo della vegetazione favorendo lo sviluppo di una chioma equilibrata.  I tagli a legno (raccorciamento) si fanno, di norma, su piante poco vigorose per creare un rinnovo di vegetazione con buona vigoria.

Quali sono i rami da eliminare?

S’inizia con una pulitura della chioma. Si eliminano i succhioni, in questo modo si pulisce la chioma, si ha così una migliore visione della pianta e si riescono a valutare meglio gli interventi da fare in seguito. Si passa poi alla potatura vera e propria: per facilitare le operazioni e comprendere meglio quali interventi fare conviene considerare ogni branca, come un’entità a sé. I tagli si eseguono sempre partendo dall’apice delle branche e spostandosi verso la base. Il contenimento dell’apice entro le dimensioni volute, avviene attraverso un taglio di ritorno; l’eliminazione dei rami in concorrenza con i nuovi apici; il ridimensionamento delle branche secondarie con tagli di ritorno per contenere la chioma e per rinnovare la vegetazione; infine si fa il diradamento dei rami, che va fatto dall’apice di ogni branca.

In che punto eseguire il taglio?

Tutti i rami, principali e secondari, sono inseriti nel tronco (o nel ramo di ordine superiore) con un’unione molto salda, elastica, che assume una grande importanza per l’aspetto di solidità meccanica, ma anche nella protezione delle piante dai patogeni. Il cono formato dai tessuti della branca (o del ramo secondario), che s’inserisce all’interno del tronco (o del ramo principale), possiede alcune “barriere”, che sono in grado di isolare il legno sano opponendosi agli attacchi degli agenti patogeni. Tali barriere non devono mai essere lesionate con le operazioni di taglio.

Per potare in modo corretto è necessario pertanto individuare il “colletto di corteccia”, questi non devono mai essere lesionati con il taglio. Solo una corretta esecuzione del taglio di potatura, che salvaguardi le barriere protettive della pianta, consente di ottenere una rapida cicatrizzazione della ferita, espone le piante a un minore rischio d’infezioni e imprime una più veloce ripresa vegetativa. Per una buona potatura si deve disporre anche di attrezzi idonei, mantenuti sempre perfettamente affilati e disinfettati con ipoclorito di sodio qualora si operi su piante colpite da funghi patogeni.

La corretta manutenzione degli attrezzi costituisce, inoltre, una delle maggiori regole di sicurezza per l’operatore.

Quand'è il momento giusto per farlo?

La potatura può essere fatta dalla caduta delle foglie alla ripresa vegetativa, tuttavia, In linea generale i periodi dell’anno più indicati sono la fine dell’inverno, quando il pericolo di repentini abbassamenti di temperatura è terminato, e l’estate, quando le foglie hanno raggiunto la dimensione finale. Se si desidera guidare la crescita di giovani piante in allevamento, l’epoca più adatta è invece la tarda primavera, in fase di rapido allungamento dei germogli.

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Foto: Succhioni nati sul dorso della branca

Agr. Antonio Velonà

Agrotecnico Antonio Velonà, docente di pratiche agrarie, adesso in pensione, ha svolto la sua attività nell’indirizzo agrario dal 1974 al 2017 presso l’Istituto d’Istruzione superiore “V.F. Pareto” di Milano. Nella sua lunga carriera ha coordinato tutte le attività di laboratorio inerenti al frutteto, le serre e il giardino. Dal 2001 al 2005 ha collaborato come docente con la Fondazione Minoprio nei corsi di formazione professionale