Le forme di allevamento più comuni sono il Monocono o il vaso Policonico. Il primo è caratterizzato dall’avere un solo asse centrale dal quale si inseriscono le branche laterali che devono mantenere una posizione orizzontale. Tale condizione deve permanere con le operazioni di potatura, pertanto verranno eliminati tutti i rami che saranno posti verticalmente e denominati succhioni. Nel vaso policonico invece abbiamo dalle 3 alle 4 branche che si inseriscono a 45° sul tronco che normalmente è abbastanza corto (80-100 cm).

Una volta individuata la forma di allevamento si procede ad eliminare i polloni (rami vigorosi che prendono origine dalla zona del colletto), i succhioni presenti nei pressi del tronco o sulle branche principali (rami altrettanto vigorosi generalmente sterili che possono essere utilizzati solo nel caso in cui sia necessario costruire una nuova branca) e i rami che attraversano la chioma da una parte all’altra; questi devono essere eliminati fin dalla loro origine. Spesso la presenza di un’eccessiva produzione di strutture vigorose come succhioni e polloni è sinonimo di una scorretta potatura, pertanto in taluni casi è opportuno interrogarsi sui motivi di tale abbondanza prima di eseguire i suddetti tagli.

A questo punto una volta “ripulita” la pianta da polloni, succhioni e rami invadenti siamo in grado di individuare la cima di ogni branca, che è fondamentale in quanto come sopra detto, controlla lo sviluppo dei rami sottostanti. Individuata la cima della branca, che deve avere la stessa direzione della branca principale, si eliminano tutti i rami dorsali della branca, creando il cosiddetto “svuotamento” del vaso policonico. Così anche sui rami secondari si elimina tutto ciò che cresce in senso verticale. Dopo queste operazioni si effettua una rifinitura della chioma, eseguendo dei tagli di ritorno (vedi figura sopra) che hanno l’obiettivo di eliminare i rami cosiddetti esauriti, che hanno prodotto l’anno precedente, ringiovanendo la pianta.

Ricapitolando possiamo comunque affermare che non esiste un metodo unico di potatura, in quanto le variabili in gioco sono elevate ed è  l’esperienza che aiuta ad eseguire ogni volta la scelta più opportuna, pur rispettando alcune linee guida di cui tener conto:

  • Eliminare succhioni, polloni e rami invadenti.
  • Rispettare la cima (una sola per branca), evitando le capitozzature.
  • Eseguire tagli di ritorno sui rami più giovani per ringiovanire la pianta.

Tutte le operazioni suddette devono essere eseguite con attrezzature idonee, a seconda del diametro dei rami con forbici, troncarami e segacci, avendo l’accortezza di disinfettarli ad ogni cambio pianta, soprattutto in presenza di Rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi) batterio che viene trasmesso anche con gli attrezzi da potatura. I tagli devono essere eseguiti in condizioni di sicurezza per l’operatore, rispettando l’anello di cicatrizzazione presente alla base dei rami (eseguire i tagli non troppo a filo e tantomeno lasciando speroni); la superficie di taglio deve essere inclinata e liscia per evitare possibili ristagni idrici responsabili di insorgenze di marciumi o carie del legno. E’ soprattutto necessario porre accurata attenzione ai fenomeni di slabbratura che si verificano durante i tagli di branche pesanti.

Infine al termine delle potature è opportuno eseguire un trattamento a base di prodotti rameici, anticrittogamico e antibatterico a largo spettro utilizzabile anche in agricoltura biologica.

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Disegno: L'albero di olivo

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