La pianta

Il finocchio appartiene alla famiglia delle Ombrellifere o Apiacee, come carote, sedano, prezzemolo e molte aromatiche tra cui l’aneto e il coriandolo. È una specie biennale, nel senso che va a seme l’anno successivo a quello in cui la pianta è stata seminata, ma raramente assistiamo a questo fenomeno in quando lo raccogliamo prima che accada. Quello che noi mangiamo del finocchio è il “grumolo”, ovvero un insieme di foglie che si sovrappongono l’una all’altra e che nella parte basale assumono una consistenza croccante e spessa. Le foglie terminano in alto con un grande ciuffo molto aromatico che normalmente viene reciso e scartato con la raccolta.

Il terreno ottimale

Il terreno più adatto per il finocchio è fertile e ben dotato di sostanza organica. Sotto questo profilo bisogna agire in base a quello che è stato già realizzato durante i mesi precedenti: se gli ortaggi che occupavano il terreno fino a poco tempo prima erano già stati concimati a dovere con compost o stallatico, adesso il finocchio può accontentarsi della fertilità residua, ma questo dipende anche dal tipo di coltura precedente e le caratteristiche del terreno. Ad esempio, un terreno molto sciolto consuma più velocemente la sostanza organica, quindi in questo caso una nuova aggiunta di stallatico risulta opportuna. Il finocchio si adatta anche a terreni sub ottimali, ma certamente non ama quelli troppo argillosi, che drenano male l’acqua, e neanche quelli troppo sassosi.

Per preparare il terreno bisogna valutare se possiamo evitare un’altra vangatura, dato che probabilmente era già stata praticata ad inizio stagione. Se il terreno non è molto compatto infatti basta zappettare, ripulire il terreno dalle erbacce e dai resti della coltura che c’era prima e livellare la superficie col rastrello.

Trapianto, distanze e consociazioni

Per metter a dimora le piantine di finocchio si tengono distanze di circa 30 cm lungo la fila, mentre tra le file si lasciano circa 40 cm. Distanze inferiori penalizzano la loro crescita, e le piante tendono a diventare schiacciate e a non formare il grumolo bello tondo che tutti ricercano. È bene sapere che la distinzione popolare tra “finocchio maschio” per indicare quello tondo e “finocchio femmina” per indicare quello schiacciato non ha un reale significato.

Consociazioni positive sono quelle del finocchio con i porri o con le cicorie e le indivie, mentre è meglio evitare la vicinanza coi cavoli e con le rape. Potremmo allora comporre un’aiuola mettendo i finocchi in una fila alternata con una di porri e una di cicorie miste ed envidie, per un risultato ecologicamente valido e gradevole anche alla vista.

Bisogna evitare di mettere questa specie nello stesso terreno che ha ospitato altre ombrellifere, come carote o sedano, e questa è una buona norma di rotazioni corrette, che previene alcune malattie e parassiti comuni alla famiglia ed evita di stancare il terreno.

Cure successive

Le piantine di finocchio dovranno essere irrigate regolarmente per tutto agosto e parte di settembre, e dovranno essere pulite dall’erba spontanea. Col sopraggiungere dell’autunno le piogge di norma saranno sufficienti a sopperire alle necessità idriche, l’abbassamento delle temperature renderà più lenta l’asciugatura del terreno, e anche l’erba crescerà meno. La rincalzatura, ovvero la tecnica con cui si addossa un po’ di terra alla base delle piante, per il finocchio non è indispensabile ma a volte migliora la qualità del prodotto, rendendolo più tenero.

Possibili avversità

Una patologia possibile sui finocchi è la sclerotinia, causata da un fungo che forma una muffa feltrosa bianca sul grumolo o sulle foglie. Per prevenirla bisogna irrigare bagnando solo il terreno alla base delle piante e non il fogliame, e praticare le rotazioni colturali. In ogni caso, le piante colpite devono essere eliminate per evitare che quelle ancora sane si infettino e che il fungo sverni nel terreno per fare danni anche l’anno successivo.

Al tuo fianco con:

Foto: Coltivazione di finocchi

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.