Altra operazione da eseguire subito dopo la raccolta è la pulizia della parte inferiore del tronco (colletto) per eliminare tutti i polloni eventualmente nati dalle radici (polloni radicali) o sul tronco della pianta (polloni caulinari).

Ispezionare accuratamente il tronco e le branche per individuare eventuali fori di entrata del rodilegno rosso (Cossus cossus) o giallo (Zeuzera pyrina) che lasciano alla base del tronco i residui della loro attività, che si presentano come una sorta di segatura compatta. Depositi di escrementi possono trovarsi anche all’entrata delle gallerie; nel caso, intervenire, inserendo un fil di ferro all’interno della galleria fino a intercettare la larva, e tirarla fuori. Si rifilano i bordi con un coltellino tagliente e poi si tappano i buchi con un mastice per innesti e potatura. Se durante l’ispezione si nota la presenza sul tronco di ferite accidentali o scortecciamenti, procedere con la rifilatura dei bordi della corteccia utilizzando un coltello da innesto o una piccola roncola per rendere i bordi lisci, dopo di che bisogna disinfettare la ferita con prodotti rameici. A distanza di qualche giorno la ferita può essere ricoperta con un mastice per innesto, come altra precauzione. Con l’arrivo dei primi abbassamenti di temperatura gli insetti parassiti si preparano a svernare e, secondo la specie, trovano rifugio tra i residui di vegetazione, sotto le foglie secche o sotto la corteccia degli alberi ma anche nei primi strati di terreno. Foglie, rami e frutti caduti a terra o rimasti sull’albero sono ricettacolo di malattie che torneranno a farsi vive alla presenza di un clima più mite. Un’energica spazzolatura del tronco e delle branche grosse può rivelarsi utile per eliminare uova, larve e pupe di parassiti ma anche muschi e licheni, poiché spesso i parassiti vi trovano riparo. Può essere utilizzata una spazzola di trebbia o metallica: in quest’ultimo caso non bisogna applicare troppa forza per non rovinare la corteccia dell’albero. Una volta ripulito tutto, disinfettiamo la corteccia con una bella spruzzata di poltiglia bordolese. Sul tronco della vite possiamo riscontrare, soprattutto nelle vicinanze di grossi tagli di potatura, dei marciumi dovuti al mal dell’esca, una malattia della vite causata da un gruppo di funghi che colonizzano i vasi linfatici e il legno, compromettendo la traslocazione dell’acqua e dei nutrienti dalle radici alla parte aerea della pianta. La lotta chimica diretta contro i patogeni non è possibile perché non si hanno fitofarmaci adeguati, quindi occorre agire sulla prevenzione che si pratica attraverso una gestione agronomica oculata del vigneto. Anche se è molto difficile risanare completamente la vite con la potatura, bisogna eseguire la pulizia, che consiste principalmente nello scavare il tronco della vite per rimuovere le parti ammalate/marce. Il tronco deve essere aperto in corrispondenza del legno morto e quest’ultimo deve essere rimosso utilizzando una piccola motosega facendo attenzione a non bloccare il flusso di linfa danneggiando il legno vivo. Le piante morte o irrimediabilmente colpite dalla malattia e il materiale infetto rimanente, dopo il risanamento dei ceppi colpiti, devono essere asportati e bruciati. È opportuno segnare le piante colpite durante la stagione vegetativa per poterle identificare in inverno e potarle per ultime, riducendo così la possibilità di trasmissione della malattia alle viti vicine.

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Foto: chioma con seccumi

Agr. Antonio Velonà

Agrotecnico Antonio Velonà, docente di pratiche agrarie, adesso in pensione, ha svolto la sua attività nell’indirizzo agrario dal 1974 al 2017 presso l’Istituto d’Istruzione superiore “V.F. Pareto” di Milano. Nella sua lunga carriera ha coordinato tutte le attività di laboratorio inerenti al frutteto, le serre e il giardino. Dal 2001 al 2005 ha collaborato come docente con la Fondazione Minoprio nei corsi di formazione professionale