Scelta delle barbatelle

Indipendentemente dal sistema di propagazione (talea o innesto), le piante migliori sono quelle di 1,5 – 2 anni di età (nel caso delle innestate l’età è quella dall’innesto), impalcate a 1,2 – 1,3m di altezza (dal colletto), allevate in contenitori di dimensioni adeguate (circa 2l), in maniera da avere radici ben sviluppate nell’intero pane di terra. L’età minima delle barbatelle è di un anno circa con altezza di 70-80cm e con apparato radicale ancora in fase di espansione per apici radicali protesi verso l’esterno.

Per piante di oltre 2 anni di età occorre tenere presente la crisi di trapianto che avverrà a causa dell’alterato rapporto tra parte aerea e radici, per via degli apici radicali avvolti intorno alle pareti del vaso.

Per l’allevamento a vaso policonico il fusto delle giovani piante deve essere libero da ramificazioni laterali competitive con le future branche primarie fino all’impalcatura, disporre di foglie e di qualche debole germoglio lungo il tronco e presentare una chioma sviluppata o in corso di formazione in tutte le direzioni dello spazio.

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Potatura di allevamento

Le piante vanno guidate, senza forzature, fin dal momento dell’impianto o, ancora meglio, già in vivaio.

L’obiettivo della potatura nella fase di allevamento è di assicurare una elevata velocità di crescita iniziale delle giovani piante, per raggiungere rapidamente le dimensioni finali ed assicurare una precoce entrata in produzione attraverso la formazione di una chioma equilibrata. Allo scopo è necessario ridurre i tagli al minimo indispensabile, assecondare il naturale modo di vegetare della specie e della varietà, indirizzare la pianta verso la forma prescelta favorendo la formazione della struttura scheletrica.

L’altezza del tronco è definita già in fase di allevamento dal livello di impalcatura, cioè dal punto in cui i germogli prescelti andranno a costituire le future branche primarie. I germogli meglio disposti e meglio inclinati nello spazio vanno selezionati e tutelati tra quelli naturalmente disponibili al vertice del tronco, indipendentemente dalla posizione e dalla distanza reciproca, l’importante è che ognuno disponga di un analogo settore di spazio. Possono contribuire allo scopo anche germogli successivamente nati dal tratto basale di uno dei precedenti, purchè necessario per occupare regolarmente lo spazio e purchè dotato di analoga inclinazione e vigoria.

I restanti rami inseriti a varia altezza lungo il tronco andranno provvisoriamente salvaguardati poiché collaborano ad una maggiore crescita senza competere con le future branche primarie, purchè prevalentemente orizzontali e con ridotto diametro all’inserzione.

Procedimento per realizzare il vaso policonico

  • Legare il germoglio principale al tutore fino al punto in cui si rileva vegetazione anticipata, o fino al punto in cui si desidera impalcare la pianta (impalcatura); la vegetazione successiva si curverà per effetto del suo stesso peso, altrimenti si dovrà cimare il germoglio. In corrispondenza della curvatura o del taglio, si svilupperanno numerosi, vigorosi germogli laterali.
  • Eliminare tempestivamente i germogli più verticali e competitivi insorti nella zona dell’impalcatura ed individuare, tra quelli inclinati verso l’esterno, i 3-4 meglio disposti nello spazio (esclusivamente 3 a 120° o 4 a 90°) e con la migliore inclinazione (30-35° per raccolta meccanica; 40-45° per raccolta agevolata), che andranno a costituire la struttura della chioma (branche primarie). Queste nel tempo svilupperanno branche secondarie in tutta la porzione laterale ed esterna, di lunghezza decrescente dalla base all’apice del cono, per una più uniforme distribuzione della luce.
  • Definire una “cima”, al vertice di ogni branca principale, ovvero definire un germoglio tendenzialmente eretto e ben evidente, con funzione di elemento polarizzatore ed equilibratore dello sviluppo dell’intera struttura. Ognuna delle prescelte branche primarie dovrà crescere verso l’alto come precedentemente indicato, senza alcuna divisione dicotomica (che duplicherebbe il loro numero) e senza cimature (che impedirebbe l’esercizio della dominanza apicale).
  • Evidenziare gradualmente il tronco (nell’arco di 2-3 anni) eliminando i germogli che competono con la struttura principale, ma salvaguardando provvisoriamente quelli inseriti a varia altezza lungo il tronco, purché prevalentemente orizzontali e con ridotto diametro all’inserzione. Con la fotosintesi delle loro foglie essi collaborano ad una maggiore crescita senza competere con le future branche primarie.

Il tradizionale metodo di ancorare le branche primarie delle barbatelle a tutori posizionati in modo equivalente nelle 3-4 direzioni dello spazio ed inclinate di 30-45° sulla verticale, consente una maggiore crescita per effetto del ridotto numero di tagli e della conseguente maggiore quantità di foglie, ma comporta maggiori oneri per la realizzazione e maggiori difficoltà nella gestione del terreno nella zona circostante.

Le caratteristiche strutturali del vaso policonico sono condizionate anche dal sistema di raccolta prescelto. Per la raccolta manuale o agevolata è opportuno accentuare leggermente l’inclinazione delle branche primarie per modellare la chioma in una forma bassa e larga. Per la raccolta meccanica con vibratori del tronco necessitano di un maggiore sviluppo in altezza ed un innalzamento del baricentro della chioma, per limitare lo sviluppo laterale della zona basale, senza alterare l’equilibrio chioma/radici dell’albero. In ogni caso le branche primarie dovranno ospitare branche secondarie in tutta la porzione esterna, di lunghezza decrescente dalla base alla cima, in modo tale che la distribuzione della luce risulti uniforme.

Errori da evitare

Eccessiva profondità di piantagione. Su terreno scassato totalmente e profondamente (almeno 80-100cm) le barbatelle vanno collocate a dimora interrando poco più del pane di terra, altrimenti nuove radici verranno prodotte in superficie a discapito di una rapida ripresa vegetativa.

Ritardare i primi interventi di potatura. Alla domanda del cliente “Cosa devo fare dopo la piantagione?” rivolta al vivaista, si sente spesso rispondere “Nulla fino al 2°-3° anno”. In realtà gli interventi, per quanto ridotti al minimo indispensabile, vanno praticati fin dalla piantagione se le modalità di sviluppo della pianta divergono da quelle precedentemente indicate per il vaso policonico. In sintesi, meglio indirizzare e/o equilibrare preliminarmente lo sviluppo della chioma anziché correggere errori consolidati nel tempo.

Limitare inutilmente l’altezza del tronco. Talvolta si limita lo sviluppo del tronco ad un’altezza inferiore al metro, nella speranza di ridurre l’altezza dell’albero. In realtà vengono a crearsi condizioni spesso problematiche per la successiva gestione agronomica dell’impianto, con particolare riferimento alla circolazione delle macchine quando, invece, l’obiettivo può realizzarsi anche con tronchi di maggiore altezza attraverso la potatura della chioma a vaso policonico.

 

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Dott. Giorgio Pannelli

Giorgio Pannelli, agronomo specialista in olivicoltura. Già Primo Ricercatore presso il CREA-OFA di Spoleto per 34 anni circa, ora divulgatore delle migliori tecniche di coltivazione e potatura dell’olivo. Titolare dei siti giorgiopannelli.it e scuolapotaturaolivo.it