Che cos’è il diradamento

Per diradamento si intende l’eliminazione di alcune piantine troppo fitte per lasciare lo spazio necessario a quelle che si tengono, in modo che parte aerea e la radice crescano bene. La pratica non riguarda soltanto le carote ma anche altri ortaggi da radice come ad esempio rape e ravanelli, e in certi casi le colture da foglia. Poiché il diametro della radice di una carota al momento della raccolta misura indicativamente di 1,5 o 2 cm o oltre, è facile intuire come non si possa lasciar sviluppare tutte le piantine germinate, altrimenti nessuna di loro avrebbe spazio sufficiente per arrivare a tanto. Senza il diradamento, svilupperebbero solo una folta parte aerea e radici finissime tutte attaccate tra loro.

Avvantaggiarsi con una semina corretta

Il motivo per cui le carote nascono sempre in sovrannumero rispetto allo spazio che richiedono è da ricercarsi nella semina, la quale deve essere gestita in modo molto scrupoloso. Dato che i semi di carota sono veramente minuti, esistono dei nastri su cui sono stati distribuiti i semi delle carote già distanziati, e questi nastri devono essere solo fissati sul terreno per dar vita alle piantine di carota. In commercio possiamo anche trovare dei piccoli dosatori manuali di semi che ci avvantaggiano notevolmente nella loro distribuzione. Tuttavia, chi semina una piccola aiuola di carote può anche procedere nel modo più classico, seminando manualmente. L’importante è fare attenzione a non far cadere troppi semi, anzi, cercare di distribuirne pochi. Non consiglio di metterli direttamente alle distanze finali, ovvero di 3-5 cm, perché oltre ad essere molto difficile far questo, alcune piantine poi potrebbero non nascere e allora il problema sarebbe l’opposto, cioè una coltura troppo rada, con quelle che nel gergo tecnico si chiamano “fallanze”. L’ideale è seminare in modo continuo ma utilizzando poco seme, mettendo in conto di praticare poi il diradamento.

Il momento adatto

Il diradamento deve essere eseguito per tempo, dato che deve servire a permettere alle piantine di carota di sviluppare armoniosamente sia la parte aerea sia quella radicale. Quindi un primo intervento potrà essere fatto con le piantine alte appena 4 o 5 centimetri e in questa fase risulta particolarmente ostico, in quanto i fusticini sono veramente piccoli e serve tanta delicatezza per separarli e scegliere quelli da togliere. Un secondo intervento, più facile, si può fare qualche settimana dopo, quando troveremo le piantine più alte di qualche centimetro e il fusto più robusto. Sicuramente non bisogna attendere troppo perché potrebbe risultare tutto inutile.

Quanto diradare

Col diradamento bisogna arrivare a distanze di circa 3-5 cm tra una piantina di carota e l’altra, quindi la fila deve apparire, al termine del lavoro, non troppo rada ma sicuramente neanche molto fitta, e si devono vedere gli spazi tra piantine.

Quali piantine tenere e quali togliere

Può porsi la questione del criterio con il quale scegliere le piantine da eliminare e quelle da lasciare. Idealmente dovremmo puntare a lasciare le più grandi e togliere le più piccole, ma non è sempre possibile fare questa selezione, soprattutto durante il primo intervento, quando sono tutte molto piccole, pur con differenze, e ammassate tra loro.

Se il diradamento non bastasse

Al successo della coltivazione della carota concorrono anche altri fattori oltre il diradamento e uno tra questi è la tessitura del terreno. Se questo fosse molto compatto e fortemente argilloso, infatti, a meno che non sia stato ben lavorato e arricchito ogni anno con tanta sostanza organica o sabbia, raramente potrebbe portare ad un buon raccolto di carote. I terreni migliori sono quelli sciolti purché non ricchi di scheletro: anche i sassi sono un ostacolo allo sviluppo della radice della carota, cioè la parte che ci interessa. Altro fattore che incide sul raccolto è l’irrigazione, che deve essere regolare durante le varie fasi di crescita di questo ortaggio.

Al tuo fianco con:

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.