La pacciamatura

La copertura degli spazi di terreno vuoti tra le piante e tra le file si chiama pacciamatura ed è una tecnica ampiamente utilizzata nelle aziende agricole mediante teli neri di materiale plastico o biodegradabile. Anche nell’orto possiamo praticarla, stendendo i teli sul terreno lavorato, livellato e sul quale possibilmente siano stati poggiati i tubi dell’irrigazione a goccia. Il trapianto avviene successivamente, creando fori sui teli. Di solito i teli biodegradabili sono ottimi, anche se talvolta alcune specie di infestanti hanno la capacità di bucarli con i loro steli affilati e pungenti. Per fortuna comunque questo inconveniente è raro.

Per un orto ad effetto naturale la pacciamatura più consigliata è a base di paglia di fieno o di erba appassita, tutti materiali che possono essere stesi dopo il trapianto delle piantine, o tra le file di ortaggi seminati direttamente in piena terra. Ci sono anche i materiali di riciclo come i sacchi di juta, come quelli che contengono le patate, o i cartoni.

L’uso del coltivatore

Se non si ama coprire il terreno con la pacciamatura, l’erba deve essere eliminata regolarmente mediante attrezzi efficaci. Il coltivatore a tre denti è uno dei migliori per questa funzione. Lo si usa muovendo il manico sul terreno, senza dover incurvare la schiena, e facendo in modo che l’organo gratti gli strati superficiali, estirpando l’erba e al contempo rompendo le eventuali croste superficiali o le crepe, ossigenando in questo modo il terreno con un effetto molto positivo. Solo che questo attrezzo può essere utilizzato solo se l’erba è appena germogliata, perché più avanti non sarà più facilmente in grado di estirparla.

Zappare: che fatica

Quando l’erba è cresciuta oltre un certo stadio, non resta che zappare. Sembra scontato, ma anche questo lavoro richiede una certa tecnica, affinabile col tempo per ridurre l’impegno fisico. Chi è alle primissime armi con la coltivazione dell’orto può incappare in errori come l’impugnatura troppo bassa del manico della zappa, o un piegamento eccessivo della schiena, o la sollevazione troppo in alto dell’attrezzo prima di ogni colpo nel terreno. Col tempo si può imparare a dare delle zappettate energiche ma piccole, senza creare buche nel terreno. Infine, è bene ricordare che si zappa andando avanti, contrariamente a quanto si fa con la vangatura che richiede di andare all’indietro.

Erbe particolarmente invasive

Ci sono specie vegetali particolarmente invasive, le quali hanno sviluppato meccanismi tenaci di sopravvivenza e di riproduzione. È il caso della gramigna, ad esempio, che sviluppa lunghi steli striscianti a livello della superficie del suolo. Il lavoro della zappa in questo caso è controproducente perché non fa altro che spezzettare questi steli, ciascuno dei quali può dare vita ad un nuovo individuo, pertanto, è meglio estirpare manualmente le intere piante che si smuovono durante la fase di vangatura. Altre specie caratterizzate da modalità di propagazione estremamente aggressive sono il convolvolo e la sorghetta, mentre il romice con la sua radice fittonante che va in profondità è difficile da estirpare.

La scerbatura manuale

La scerbatura manuale, ovvero la classica eliminazione dell’erba a mano, si rende necessaria per pulire in prossimità degli ortaggi, perché andandovi troppo a ridosso con la zappa si rischierebbe di colpirli. Capita per esempio che spunti erba proprio tra i buchi del telo da pacciamatura, insieme alla piantina dell’ortaggio, e in quel caso bisogna per forza intervenire manualmente. La scerbatura è importante anche per tenere pulite alcune specie a lenta germinazione, come prezzemolo o carote, che si riempiono velocemente di erba anche lungo la fila, perché sono poco competitive nelle loro prime fasi di crescita.

Cucinare le erbe spontanee

I terreni gestiti ad orto, e quindi costantemente lavorati e arricchiti di compost o letame, tendono col tempo a sviluppare erbe infestanti tipiche, amanti della sostanza organica e dei terreni non compatti. Tra queste figurano alcune specie commestibili come il farinaccio e l’amaranto in primavera, la portulaca in estate, e la borsa del pastore e il centonchio in inverno. Può essere molto interessante imparare a conoscerle e a cucinarle, per smettere di considerarle solo “erbacce”.

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Foto: Paglia per pacciamatura

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.