Rotazioni: una pratica antica e sempre attuale

La pratica delle rotazioni non è una novità introdotta dai moderni principi di agricoltura biologica: già anticamente infatti era stato compreso che la terra deve ospitare ciclicamente delle specie vegetali diverse per rigenerarsi e produrre. Poi c’è stato un lungo periodo, nella seconda metà del secolo scorso, durante il quale erano state rimpiazzate dalle monocolture ritenute economicamente più convenienti a livello aziendale. Tuttavia, per chi coltiva l’orto per uso privato e familiare le rotazioni sono sempre rimaste una buona prassi.

 

Le rotazioni per non stancare la terra

La terra non si stanca per il solo fatto di dare vita alle specie vegetali: possiamo infatti notare quanto un campo incolto si riempia ben presto di erba spontanea. Quindi non è necessario lasciare “a riposo” delle aiuole dell’orto pensando che in questo modo non siano sfruttate. L’importante è diversificare, in quanto la terra si riposa generando specie diverse. Il motivo di questa affermazione risiede nel fatto che i diversi vegetali esplorano il terreno con radici che raggiungono profondità diverse e hanno ritmi di crescita diversi. Inoltre, le specie non hanno tutte le stesse esigenze in termini di assorbimento di nutrienti e li assorbono anche con i loro propri ritmi. Infine, ci sono i cosiddetti “essudati radicali”, ovvero quelle particolari sostanze che vengono rilasciate dalle radici e che possono avere l’effetto di inibire la crescita di piante della specie se riproposte sullo stesso terreno. Diversificare le colture nel tempo ha l’effetto positivo di consentire alla terra di essere esplorata a profondità diverse e con ritmi e modalità tipiche di ogni specie che vi si alterna.

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Le rotazioni per prevenire le malattie dei vegetali

Una ragione decisamente importante per la quale si praticano le rotazioni è la prevenzione dalle malattie delle piante, con particolare riferimento a quelle causate dai funghi e chiamate anche malattie crittogamiche. I funghi patogeni, infatti, attaccano specificamente ristretti gruppi di specie, solitamente appartenenti alla stessa famiglia botanica. Dopo aver infettato le colture durante la stagione, le forme svernanti del fungo restano nel suolo e nella primavera successiva sono pronte a moltiplicarsi ancora. Se trovano le stesse colture su quello spazio, va da sé che il fungo potrà proliferare molto comodamente.

Questo rischio invece si riduce alternando nel tempo specie diverse botanicamente, e la pratica delle rotazioni è in questo senso un’ottima forma di prevenzione dalle patologie vegetali, che consente di ridurre i trattamenti fitosanitari. Ciò è particolarmente importante se si sceglie di coltivare nel modo più ecologico possibile.

Un orto produttivo per tutte le stagioni: iniziare bene dalla primavera

Per ottimizzare la produttività dell’orto e praticare delle corrette rotazioni bisogna iniziare l’anno col piede giusto, soprattutto nella stagione primaverile. Partire il prima possibile con le attività è fondamentale, ma questo non significa anticipare i tempi e praticare semine e trapianti quando le temperature ancora non lo consentono, bensì di essere organizzati quanto prima e portarsi avanti per quello che è possibile dati i limiti climatici. Con qualche piccolo trucco, infatti, si può giocare di anticipo, utilizzando dei mini tunnel e teli di tessuto non tessuto per seminare quanto prima quelle specie a ciclo rapido che amano le temperature fresche, come spinaci e insalatine da taglio, e il cui raccolto precede la fase di trapianto degli ortaggi principali quali pomodoro, zucchina, melanzana, eccetera. Con semine ritardate di queste specie, infatti, anche il loro raccolto slitterebbe e l’aiuola, di conseguenza, verrebbe liberata più tardi per le colture principali.

Impostare le rotazioni: conoscere le famiglie botaniche degli ortaggi

Per impostare correttamente le rotazioni nell’orto non è però sufficiente rispettare un’idea generica di diversificare, ma bisogna farlo secondo determinati criteri. Alcuni prediligono alternare le specie in base alle esigenze nutrizionali degli ortaggi e, secondo questo principio, iniziare la rotazione con ortaggi forti consumatori, che beneficiano della concimazione appena somministrata al terreno, per poi passare ai medi consumatori e infine ai deboli consumatori, quelle specie, cioè, che si accontentano della fertilità residua lasciata dalle colture precedenti. Tuttavia, è ancora più importante conoscere la suddivisione degli ortaggi sulla base delle famiglie botaniche, in modo tale da alternarli con questo criterio e considerare sempre comunque di mantenere alta la fertilità della terra.

Nella semplicissima tabella che segue è possibile visionare la catalogazione delle specie da orto più comuni all’interno delle famiglie di appartenenza. Per molte famiglie sono stati indicati 2 nomi, perché diversi botanici le hanno chiamate diversamente, ma i nomi sono entrambi validi e pertanto i testi che troverete possono utilizzare indistintamente l’uno o l’altro.

Anche senza memorizzare questo elenco, utilizzarlo in una fase progettuale dell’orto serve per poter fare dei piani corretti di rotazioni. Idealmente non si dovrebbe far tornare una specie della stessa famiglia per almeno 2 o 3 cicli colturali sulla stessa aiuola dell’orto, ma nella pratica chiunque coltiva sa quanto sia arduo rispettare questo principio. Significa infatti che sull’aiuola in cui lo scorso anno sono stati piantati i pomodori per quest’anno e per l’anno prossimo non solo non dovranno tornare pomodori, ma neanche melanzane, patate, peperoni e peperoncini. Nella realtà pratica lo spazio manca per rispettare alla lettera questo criterio, ma possiamo almeno accontentarci di far ruotare le famiglie per almeno un anno.

Va da sé l’importanza fondamentale di tenere uno schema scritto dell’orto per ogni stagione e anno, quale storico da consultare per progettare le future semine e trapianti.

Impostare le rotazioni: conoscere il ciclo colturale degli ortaggi

Per impostare le rotazioni nell’orto è fondamentale conoscere informazioni sulla stagionalità delle diverse specie e anche l’elasticità temporale con la quale possiamo coltivarla, o almeno disporre di un buon testo da consultare allo scopo. Infatti, sebbene ci siano specie con epoca di coltivazione rigidamente legata ad un periodo, per altre possiamo spaziare in un arco di tempo molto ampio fino ad abbracciare più stagioni. Il caso delle lattughe è un tipico esempio di specie che ci consente un’ampia elasticità: è preferibile trapiantarne in numero ridotto ma spesso, in modo che non manchino mai nell’orto, ma senza avere mai il raccolto concentrato in poche settimane. Fagiolini e zucchine, che solitamente si mettono nell’orto tra aprile e maggio, si prestano per ulteriori coltivazioni di secondo ciclo. Seminandoli circa un mese dopo la prima semina, avremo il raccolto quando la prima produzione di queste specie sarà quasi esaurito.

Inoltre, le colture hanno diversi cicli di lunghezza, dalla semina/trapianto fino al raccolto finale, e anche questa informazione ci è utilissima per programmare le successioni. Per esempio, le solanacee hanno un ciclo molto lungo e occupano il terreno dalla primavera fino alla fine dell’estate, a volte anche l’inizio dell’autunno, mentre finocchi, bietole, lattughe e fagiolini hanno un ciclo più rapido.

Idealmente però, con una buona organizzazione, su ciascuna aiuola si possono realizzare annualmente almeno 2 colture, e in certi casi 3.

Ortaggi poliennali

Tra gli ortaggi ci sono anche quelle specie a ciclo poliennale, la cui durata complessiva è variabile da circa 3 anni per le fragole ai 12 e oltre per gli asparagi. Queste specie escono quindi dalla programmazione annuale delle rotazioni, e una volta stabilito di destinare loro dello spazio, occorre ricordarsi che non ne potremo disporre a breve per altre colture.

Sulla convenienza o meno a coltivare le specie poliennali, la valutazione è abbastanza soggettiva, ma deve anche tenere conto dello spazio che si ha e di quanto effettivamente le colture rendano. Per esempio, i carciofi sono piante molto voluminose e in proporzione danno poca produzione, di conseguenza ha senso introdurli se si ha spazio sufficiente, senza sacrificare troppo tutte le altre colture annuali.

Ortaggi meno comuni

Capita di voler introdurre nell’orto anche specie meno conosciute, e questa è un’ottima idea perché favorisce la biodiversità. Per inserire correttamente queste specie in rotazione con le verdure più comuni, anche in questo caso è utile sapere la loro famiglia botanica di appartenenza. Per esempio, le arachidi, poco coltivate negli orti, sono leguminose coltivabili come i fagioli, mentre gli alchechengi sono solanacee. La patata dolce, o batata, fa invece parte della famiglia delle convolvulacee.

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Non solo verdura: integrare con fioriture e specie aromatiche

Le specie aromatiche non dovrebbero mai mancare in un orto condotto con metodo ispirato al biologico, tanto più che in cucina se ne fanno sempre ampi utilizzi.

Il basilico è una specie annuale, che possiamo quindi tranquillamente alternare con gli altri ortaggi, anche se possiamo trapiantarne varie piantine qua e là nelle aiuole dedicate a pomodori o peperoni, in una consociazione positiva.

Alle aromatiche perenni invece conviene destinare spazi appositi permanenti.

Poi ci sono i fiori annuali, quelle essenze tanto gradite alle api, che notoriamente impollinano molte specie da orto (soprattutto le cucurbitacee) e le piante da frutto eventualmente presenti nei paraggi. Oltre ad abbellire l’orto, troviamo anche specie commestibili tra queste: la borragine, ad esempio, le cui foglie si consumano cotte, e i fiori stessi possono essere fritti, e il nasturzio, chiamato anche tropeolo, che può entrare a far parte delle insalate. Non occorre mettere realmente in rotazione questi fiori con gli ortaggi, basta dedicare qualche segmento di aiuola, ma tenendone conto per la programmazione generale.

Conclusioni

Con un programma efficiente di rotazioni si massimizzano i risultati dell’orto, rispettando l’ambiente e gustando verdure sane per tutto l’anno.

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Al tuo fianco con:

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.