Temperature e suolo

Piselli e fave sono specie che amano temperature fresche, per questo devono essere seminati non oltre la fine di marzo. Le temperature ideali di crescita per i piselli sono comprese tra i 10 e i 20 °C, e sono quelle che consentono un raccolto di baccelli turgidi e semi dolci, mentre il calore eccessivo porta a raccolti di qualità scadente. Nel caso di semina particolarmente ritardata di questa specie è meglio optare per varietà a seme grinzoso, che resistono meglio ai primi caldi, altrimenti si dovrà attendere l’autunno, quando andranno benissimo le varietà a seme liscio che tollerano meglio delle altre l’umidità.

Piselli nani, semirampicanti, rampicanti

Mentre le fave hanno taglia bassa e non necessitano di una struttura su cui arrampicarsi, per i piselli la faccenda differisce a seconda delle varietà. È importante sapere fin da subito quale tipo di piselli seminare, perché questo determina la distanza tra le file: bastano 50 cm tra le file dei piselli nani, ma servono rispettivamente 70 e 100 cm tra quelle dei piselli semirampicanti e rampicanti. Questi ultimi sono destinati a crescere oltre il metro e mezzo e serve spazio tra le file per poterci passare ma anche per ridurre l’ombreggiamento.

È importante piantare in profondità i pali che devono sostenere la rete sui cui le piante si arrampicheranno, altrimenti col loro peso e nel caso di venti forti con acquazzoni, potrebbero crollare a terra. Per i piselli semirampicanti l’alternativa alla rete è una palizzata di frasche ramificate, da piantare fitte nel terreno lungo la fila. Oltre ai piselli da sgranare si trovano particolari varietà chiamate “taccole”, di cui si mangia l’intero baccello.

Quando e come irrigare

Poiché la semina di queste specie avviene in periodi ancora freschi e solitamente piovosi, le irrigazioni non sono sempre necessarie, o lo sono saltuariamente, per questo fave e piselli si prestano molto bene a valorizzare appezzamenti più difficilmente raggiungibili con l’acqua. Questo però vale in teoria, mentre nella pratica ogni anno è diverso dagli altri, ci sono primavere molto piovose e altre siccitose, e anche la natura del terreno può incidere sulla necessità di irrigare o meno: un terreno molto argilloso dopo una pioggia resta umido molto più lungo rispetto ad un terreno sciolto. Quindi l’unica vera regola per gestire le irrigazioni è osservare il meteo, l’umidità del terreno e lo stato delle piante.

La soluzione più comoda per un grande appezzamento è allestire un impianto irriguo a goccia, che preveda un tubo forato lungo ogni fila di fave e piselli. Il costo iniziale per tubi, attacchi e rubinetti può essere consistente, ma poi anche le altre colture ne trarranno beneficio, perché se ben tenuti questi attrezzi potranno durare a lungo. Con questa modalità si evita di bagnare la parte aerea delle piante, non esponendole così al rischio di contrarre malattie fungine.

Se la coltivazione interessa pochi metri quadrati va benissimo irrigare con l’annaffiatoio o con il tubo di gomma, ma sempre senza produrre dei getti forti.

Concimazioni

Non è necessario somministrare altri concimi se prima della semina erano stati distribuiti compost e/o stallatico a sufficienza, anche perché si tratta di leguminose e almeno per quanto riguarda l’azoto, non lo richiedono con le concimazioni.

Sarchiature e rincalzature

Col coltivatore a 3 denti si eseguono delle ottime sarchiature, che arieggiano il terreno, rompono le eventuali crepe e estirpano le prime erbe infestanti appena germinate. È fondamentale intervenire presto perché con uno sforzo ridotto si ottengono grandi risultati, mentre se l’erba viene fatta crescere, poi sarà molto più impegnativo eliminarla.

Le rincalzature si eseguono con la zappa, camminando in avanti mentre si addossa un po’ di terra tra le file, lungo il colletto delle piante. Questa operazione va fatta idealmente due volte: la prima con piantine alte appena 12-15 cm, la seconda a 30 cm. Dopodiché le piante diverranno più competitive nei confronti dell’erba, che sarà meno difficile controllare. Ad ogni modo conviene valutare se mettere della buona pacciamatura tra le file, in modo di impedire all’erba di crescere e non dover zappare più.

Malattie e parassiti

Sulle fave i parassiti più temuti sono gli afidi neri, ma se sono presenti solo in cima alle piante e verso la fine del ciclo, possiamo semplicemente tagliare le cime eliminando così il problema. Altrimenti possiamo ricorrere ad una buona pompa elettrica a zaino per fare un comodo trattamento a base di acqua e sapone molle di potassio o sapone di Marsiglia. Possiamo prevenire malattie come la peronospora del pisello, la cercosporiosi o la ruggine della fava con trattamenti preventivi di estratti di equiseto o soluzioni di propoli, per una coltivazione biologica ed efficiente.

Il raccolto

I piselli si raccolgono in modo scalare, e man mano che si raccolgono baccelli, la pianta è stimolata a produrre ancora. Le taccole si raccolgono quando invece i semi sono si sono ancora ben differenziati all’interno del baccello.

Quanto alle fave, molto produttive, il baccello si raccoglie ancora verde per il consumo fresco, mentre per la conservazione dei semi secchi bisogna lasciare annerire e seccare il baccello.

Dopo le fave e i piselli

Fave e piselli sono leguminose, e lasciano il terreno più fertile di come lo hanno trovato. Questo è dovuto ad una simbiosi particolare, che si instaura tra la pianta e un batterio azotofissatore, che cede l’azoto alle radici in cambio di zuccheri. L’azoto permette una buona crescita della pianta e resta disponibile anche per le colture che seguiranno fave e piselli su quel terreno, per questo è sempre valido inserire leguminose nell’orto. Tutto lo scarto colturale, ovvero gli steli delle piante, sono ottimi per alimentare il compost o come materiale pacciamante per altri ortaggi. Dopo le fave e piselli, il suolo è libero per ospitare ortaggi forti consumatori di azoto come i vari tipi di cavolo.

Un consiglio importante per un raccolto di qualità

Per raccogliere piselli teneri e dolci, non fatevi scappare il momento perfetto per la raccolta, che è quando i baccelli sono gonfi, ma hanno ancora un colore verde brillante. Se ingialliscono e iniziano a raggrinzire, questo momento è già passato, quindi da quando la produzione inizia teneteli regolarmente d’occhio.

Al tuo fianco con:

Foto: Fiore rosa di piselli

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.