La pianta

Vale la pena spendere qualche parola su questa pianta che, originaria della Cina, trovò nella Nuova Zelanda un territorio di coltivazione molto adatto. Actinidia deliciosa, nome botanico della specie, fa parte della famiglia delle Actinidiacee, e la varietà più coltivata da noi è la Hayward, quella che produce il classico frutto verde. La pianta ha portamento lianiforme, tanto che allo stato naturale si arrampicherebbe sui tronchi degli alberi. Il nome kiwi gli fu attribuito proprio in Nuova Zelanda, perché il kiwi è l’uccello simbolo della nazione. L’Italia, che lo coltiva ormai dagli anni 80, è tra i maggiori produttori mondiali di questo frutto, che si raccoglie nell’autunno e si conserva a lungo.

La pianta, a causa del suo portamento, deve beneficiare di supporti robusti per potersi sviluppare arrampicandovisi sopra. Di solito infatti la si fa crescere su spalliere e pergolati, dove trova anche un’ottima funzione ornamentale ed ombreggiante, anche in virtù delle sue belle foglie grandi e lucide. Un’altra caratteristica molto importante da ricordare è che si tratta di una specie dioica, in cui si trovano individui con fiori unicamente femminili e individui con i soli fiori maschili. Di conseguenza, per la fruttificazione è importante acquistare una pianta maschio ogni 6 o 7 piante femmina.

 

Può risultare interessante sapere che sul mercato troviamo i nostri kiwi nel periodo compreso tra novembre e giugno, mentre negli altri periodi i kiwi che si acquistano provengono di solito dall’altro emisfero.

Quando e come raccogliere i kiwi

L’actinidia produce naturalmente molti frutti, a partire dal quarto anno dalla messa a dimora, e il periodo di raccolta è il mese di ottobre. Nelle coltivazioni amatoriali, in cui non si effettua il diradamento che prevede l’eliminazione dei kiwi molto piccoli, originatisi da fiori laterali, è probabile raccogliere frutti di pezzatura ridotta rispetto a quelli che si acquistano. Per avere un numero di frutti minore, ma più grandi, è opportuno appuntarci di realizzare questa operazione durante l’estate. I frutti si raccolgono quando sono ancora abbastanza duri, per una lunga conservazione, e si possono staccare manualmente o con l’ausilio di cesoie.
Dopo la raccolta, se i frutti sono molti, dobbiamo metterli in cassette basse, in modo da fare pochi strati, e tenere le cassette in luoghi freschi ed asciutti. Gli strati bassi consentono una migliore circolazione di aria e ci permettono di scorgere facilmente eventuali frutti deperiti, da eliminare subito. Per conservare i kiwi a lungo, anche per mesi, è fondamentale evitare che siano a contatto con fonti di etilene, che li farebbe maturare troppo rapidamente, e quindi devono essere tenuti lontani dalle mele, tipico frutto che si mette appositamente vicino a quelli ancora acerbi per velocizzarne la maturazione.

Come gestire la pianta dopo la raccolta - Potature invernali

Con la produzione dei frutti, le branchette su cui si trovavano hanno esaurito il loro ciclo, di conseguenza bisogna eliminarle con la potatura invernale. È utile tagliarle lasciando al loro posto i tralci nati alla loro base, i quali diverranno poi a loro volta branchette produttive.  I lunghi tralci dei kiwi devono essere diradati, distanziati opportunamente tra di loro e legati alla struttura di tutoraggio.

Concimazione

L’actinidia richiede un terreno molto ben dotato di sostanza organica, e l’autunno è un buon momento per incrementarla, distribuendo sotto chioma 4-5 kg/mq di compost maturo o letame. A primavera ci ricorderemo poi di distribuire anche del concime organico pellettato e delle manciate di farina di roccia, che apporta preziosi micronutrienti. Se durante la stagione si erano manifestati degli ingiallimenti fogliari, la loro origine potrebbe essere un’eccesiva presenza di calcare nel suolo, tale da indurre una clorosi. Può valere la pena, in questi casi, far analizzare il terreno per avere questa informazione.

Espandere la coltivazione

Se ci interessa aumentare il numero di piante di actinidia, l’autunno è il periodo ideale per la loro messa a dimora. Si procede proseguendo con la struttura di sostegno già presente, se possibile, o iniziando ad allestirne un’altra. Per ciascuna pianta si procede scavando buche ad una distanza di 3 o 4 metri dalle altre, e miscelando alla terra del buon compost o letame maturo come concimazione di fondo. Dopo la messa a dimora, fatta tenendo sempre conto dell’equilibrio tra individui maschi e femmine di circa 1:7, bisogna rincalzare bene la base delle piante con una montagnetta di terra, al fine di proteggere le loro radici dal freddo invernale, e tagliare gli astoni a 60-70 cm da terra. Nella primavera successiva, dagli astoni si svilupperanno le gemme che consentiranno di impostare la fase di allevamento per i successivi due anni.

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Foto: Kiwi

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.