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Criteri di scelta della marza

La prima preoccupazione, che può sembrare banale, ma la cui non osservazione è, spesso, causa di notevoli inconvenienti, deve essere l’accertamento dell’esattezza varietale della quale si prelevano le marze. La pianta che fornisce il nesto deve essere sana, non presentare nessun sintomo patologico. Per quanto riguarda l’età, è meglio scegliere piante in maturità. Dalla pianta madre si sceglieranno i rami di un anno di medio vigore inseriti nella parte mediana della chioma e ben esposti alla luce. Possono essere utilizzati anche i succhioni, però c’è da considerare che possano dare origine a una chioma vigorosa che, generalmente, entra in produzione in ritardo. Per eseguire gli innesti a gemma, dal ramo si sceglieranno le gemme a legno inserite nella zona mediana, favorendo quelle con la parte sottostante meglio lignificata. Per quanto riguarda la marza, deve essere ben lignificata e del giusto calibro rispetto al portainnesto.

Nel caso del pesco le marze devono essere prelevate dalla parte bassa del ramo, escludendo il legno che comincia a virare al rosso. Pertanto, dal ramo di un anno si possono ricavare non più di due marze. Quindi marze di punta non sono idonee per l’innesto. Nel caso delle altre drupacee e pomacee si possono prelevare fino arrivare a metà del ramo. Nel caso specifico del pesco, normalmente, si sconsiglia l’innesto di piante oltre i sei, sette anni di età, perché su tronchi grossi la chiusura taglio è lenta e rischiosa. I rami prelevati per fornire le gemme o le marze, possono essere conservati per un periodo piò o meno lungo, fino al momento dell’innesto.

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Se si eseguono l’innesto a gemma dormiente o a marza nei mesi estivi, il materiale si può utilizzare immediatamente o conservare per qualche giorno. In questo caso si eliminano le foglie, per evitare la disidratazione, lasciando tre/quattro millimetri di picciolo. Il materiale così preparato, posto in sacchetti di polietilene, può essere conservato per alcuni giorni a temperature di +2/+3°C.

Per gli innesti a gemma vegetante e per quelli eseguiti alla fine del periodo invernale, il materiale per l’innesto deve essere prelevato durante il riposo vegetativo e conservato, quindi, per un periodo più lungo. È meglio forare i sacchetti di polietilene e spruzzare sui rami un fungicida, per evitare la comparsa di muffe.

Come eseguire l’innesto

La riuscita dell’innesto è favorita da alcune condizioni:

  • L’esecuzione di tagli netti e precisi, da eseguire con coltelli adatti e ben affilati;
  • Legatura accurata e ben stretta che assicuri solidità e protezione al punto di contatto dei bionti;
  • Utilizzo di mastici idonei spalmati in maniera uniforme, per evitare la disidratazione della marza. Può essere utile ripassare il giorno dopo, spalmando un altro strato di mastice;
  • Le incisioni praticate nelle due parti da innestare devono avere la stessa forma e incastrarsi alla perfezione;
  • Per gli innesti sotto corteccia delle drupacee quali gemma vegetante o dormiente e innesto a corona, evitare incisioni profonde tali da interessare il legno poiché si potrebbe verificare la fuoriuscita di gomma che può ostacolare l’attecchimento.

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Gli innesti primaverili e estivi

Vi sono innesti che si eseguono utilizzando una gemma proveniente da rami frigo conservati oppure prelevata da germogli in via di sviluppo. Si parla quindi d’innesti erbacei o semilegnosi, che oltre ad essere eseguiti in primavera, in alcuni casi possono essere effettuati anche in piena estate o in autunno.

 

Innesti erbacei
Tra gli innesti erbacei si può menzionare il cosiddetto innesto di giugno del pesco e l’innesto erbaceo della vite.

L’innesto di giugno del pesco, praticato fino a settembre, è indicato in ambienti meridionali, dove l’attività vegetativa, molto lunga, consente di avere a fine stagione un astone di pesco abbastanza sviluppato. Per questo tipo d’innesto si utilizza una gemma a legno appena formata prelevandola, ai primi di giugno, da un germoglio della varietà prescelta e facendo un normale innesto a gemma vegetante su un germoglio in via di sviluppo. L’esecuzione di questo innesto richiede una particolare delicatezza nella manualità a causa della fragilità dei tessuti.

L’innesto erbaceo della vite si esegue su un germoglio del soggetto col sistema a spacco inglese semplice in un periodo che va dal mese di giugno fino al termine di agosto, inizio settembre. In questo caso la marza è rappresentata da una porzione di germoglio, di uguale diametro del soggetto, comprendete un nodo, in corrispondenza del quale si trova sempre una gemma. Si accosta al germoglio del soggetto dopo aver fatto un taglio obliquo sui due bionti. La legatura deve essere fatta con un nastrino elastico.  È inoltre opportuno ombreggiare l’innesto per proteggerlo dai raggi solari diretti (è sufficiente infilzare una grossa foglia di vite che faccia da ombrello). Per gli innesti di piena primavera è importante la tempestività del lavoro. Infatti, la gemma del pesco o la porzione di germoglio della vite devono essere inseriti sul soggetto immediatamente dopo averli prelevati dalla pianta ed eseguiti durante le ore serali.

L’innesto semi legnoso della vite
L’innesto semi legnoso si attua quando il soggetto è rappresentato da un germoglio nuovo e la marza ottenuta da un tralcio di un anno frigo conservato. Le marze, una volta tolte dal frigo, devono essere reidratate in acqua per 24 ore e successivamente scolate, si lasciano poi in un sacco di nylon trasparente per 5-6 giorni e appena “muovono” sono pronte per essere utilizzate. Nel caso si dovesse innestare per molti giorni è bene riportare in frigorifero le marze che non si usano, per evitare che il germoglio si allunghi troppo.

L’innesto a gemma vegetante
Gli innesti a gemma vegetante sono tutti quegli innesti che avvengono utilizzando gemme prelevate da rami recisi durante il periodo di riposo vegetativo. Questa tipologia di innesto è generalmente praticata in primavera, ma può essere eseguita fino a tarda estate in base alla pianta su cui si va a lavorare. Pertanto, la gemma deve essere estratta prima del suo risveglio, e conservata in frigorifero alla temperatura di 4°. Il portainnesto deve essere in una condizione di succhio, per avere la corteccia più morbida e facile da maneggiare. Si può accelerare questo processo innaffiando abbondantemente la pianta nei tre giorni precedenti l’innesto. S’incide la corteccia del portainnesto con un primo taglio longitudinale per una lunghezza di circa 3 cm, e poi uno trasversale lungo 1/1,5 cm, eseguito in alto rispetto al primo taglio a formare una T.

Il taglio può essere fatto anche in basso per alcune specie, dove si prevede un pianto abbondante che potrebbe impedire i normali processi istologici di saldatura. In questo modo, invece, il flusso della linfa è scaricato verso il basso. In questo caso si parla di “T” rovesciata. Preparato il soggetto, si preleva lo scudo. Si opera incidendo orizzontalmente un centimetro sotto la gemma, per una larghezza complessiva di taglio di 5/6 millimetri. Quindi, si scende con la lama del coltello sotto la gemma e si prosegue lasciando una codetta lunga che sarà poi rifilata in corrispondenza del taglio trasversale del soggetto una volta inserito lo scudo sotto la corteccia. Si procede infine alla legatura usando il nastro buddy tape o altro materiale.

Si possono considerare come varianti dell’innesto a gemma vegetante l’innesto a pezza, ad anello, a zufolo e l’innesto a “chip budding” (che può essere eseguito anche alla fine dell’inverno).

 

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Agr. Antonio Velonà

Agrotecnico Antonio Velonà, docente di pratiche agrarie, adesso in pensione, ha svolto la sua attività nell’indirizzo agrario dal 1974 al 2017 presso l’Istituto d’Istruzione superiore “V.F. Pareto” di Milano. Nella sua lunga carriera ha coordinato tutte le attività di laboratorio inerenti al frutteto, le serre e il giardino. Dal 2001 al 2005 ha collaborato come docente con la Fondazione Minoprio nei corsi di formazione professionale