Le piante

Si tratta di due diverse varietà all’interno della stessa specie: Brassica rapa var. rapa è la rapa da radice, mentre Brassica rapa var. esculenta è la cima di rapa. La famiglia di appartenenza è quella delle brassicacee o crucifere, e quindi c’è una parentela con tutti i cavoli, con la rucola e con i ravanelli. Entrambe producono un ciuffo di foglie verde brillante, ma solo la prima forma una radice particolarmente voluminosa e ricca di sostanze di riserva, che è appunto la parte che maggiormente ci interessa. Della cima di rapa raccogliamo il fogliame e soprattutto l’infiorescenza ancora chiusa, che è una sorta di piccolo broccolo.
Di entrambe le colture si trovano molte tipologie, ad esempio della cima di rapa i tipi sono indicati in base al tempo che impiegano dalla semina alla raccolta: la quarantina, che si raccoglie a circa 40 giorni dalla semina, la sessantina, che si raccoglie a 60 giorni, la novantina a 90 giorni e persino la centoventina. Quest’ultima è adatta al sud e meno al nord, perché qui i freddi invernali possono sopraggiungere prima che il loro ciclo sia terminato. Se la semina avviene i primi di settembre, dopo 120 giorni ci troviamo infatti ad inizio gennaio.

Preparazione del terreno

Per la semina, il terreno deve essere preliminarmente ripulito dai resti di erbe e della coltura precedente, e affinato accuratamente. Se non è particolarmente compatto, non occorre vangare, anche considerando che probabilmente quello stesso terreno era già stato vangato all’inizio della primavera per i primi ortaggi. Vangare più volte l’anno non fa bene agli equilibri del terreno, e anzi, si potrebbe evitare del tutto usando una forca foraterra, che smuove in profondità ma non ribalta gli strati di terreno. In ogni caso, almeno una zappettata superficiale è utile per ossigenare la terra e sminuzzare le zolle eventuali. È altrettanto utile spargere qualche manciata di stallatico naturale.

La semina

Entrambe le colture si seminano direttamente nell’orto, a file distanti circa 30 cm le une dalle altre. Indicativamente, un’aiuola di orto classica, della larghezza di 1 metro, può ospitare 3 file di queste colture. I solchi possono essere delineati tramite una zappa a punta, e non occorre che siano particolarmente profondi perché il seme ha dimensioni molto piccole e non richiede una grande profondità di interramento. È molto importante essere attenti a quanto seme lasciamo cadere nel solco, e di solito è molto facile eccedere. Per questo è utile usare due mani, una per tenere i semi, e l’altra per distribuirli ad un pizzico per volta, con molta attenzione. La pazienza che dedichiamo a questo momento ci farà risparmiare tempo successivamente, nell’operazione del diradamento. Terminata la distribuzione dei semi lungo tutta la fila, si copre il solco con poca terra, e si comprime leggermente, per poi annaffiare aprendo l’impianto a goccia oppure con la doccia dell’annaffiatoio manuale.

Consociazioni e successioni

Le rape possono essere seminate vicino ai cavoli o a vari tipi di insalata: lattughe, endivie, cicorie. Pare che non sussistano però delle consociazioni particolarmente negative tra queste ed altre specie di ortaggi.
Per le successioni, conviene scegliere uno spazio che non abbia ospitato un’altra brassicacea per almeno un paio di cicli colturali precedenti, e ricordarsi di far seguire anche dopo un ortaggio di un’altra famiglia.

Il diradamento

L’operazione del diradamento, sempre utile nel caso di semina troppo fitta, è indispensabile in ogni caso per le rape da radice, che devono trovarsi ad almeno 10 cm le une dalle altre fin da piccole. Questo garantisce lo spazio sufficiente a ciascuna radice per espandersi, e di conseguenza le piante in esubero devono essere eliminate presto. Di solito non attecchiscono se vengono piantate altrove, e questo fa comprendere quando sia utile seminare con parsimonia, anche per non sprecare semi.

Una protezione dalle altiche

Le rape e le cime di rapa, così come altre crucifere, sono molto soggette agli attacchi delle altiche, piccoli insetti neri dell’ordine dei coleotteri, che si cibano delle foglie lasciandole piene di fori. Per proteggerle, conviene distendere un telo di tessuto non tessuto sopra l’aiuola seminata, fissandolo alle estremità con pietre o legni, in modo tale che non resti troppo teso a terra, così da permettere lo sviluppo delle piantine per le prime fasi. Nei giorni e nelle settimane successive sarà utile sollevarlo per verificare lo stato delle piantine, per toglierlo quando sono ormai grandi. Il danno delle altiche è particolarmente nocivo soprattutto sulle piantine appena nate, che possono essere del tutto compromesse, mentre successivamente diventa una questione estetica.

Irrigazioni

Durante i primi periodi dopo la semina le irrigazioni dovranno essere frequenti, soprattutto in assenza di pioggia. Poi, una volta che le piantine saranno più grandi e avranno anche approfondito i loro apparati radicali, sarà possibile ridurre gli interventi fino a sospenderli.

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Foto: Coltivazione di cime di rapa

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.