Mezzi agronomici

Come si può fare prevenzione? Innanzitutto partendo dalla pianta: piante ben nutrite, in buono stato vegetativo, molto produttive e potate ad arte (le cose sono intimamente legate tra loro) hanno una chioma permeabile all’aria e alla radiazione solare e quindi sono in grado di contrastare l’azione dei parassiti, mosca compresa.  Fra l’altro è noto che temperature al di sopra dei 32°C costituiscono un freno naturale allo sviluppo delle larve di mosca. Le tecniche appropriate di gestione agronomica assumono quindi sempre maggiore importanza. Viceversa oliveti abbandonati, poco produttivi, con una chioma non gestita e quindi più ombrosa e chiusa, dove l’umidità ristagna, facilmente sono rifugio ideale per vari parassiti e, al contempo, “preda” per diverse specie patogene sia di origine crittogamica (occhio di pavone e rogna principalmente, ma anche cercospora, lebbra, fumaggine e altre ancora) che di origine animale (mosca, tignola, cocciniglia, margaronia tra i più importanti). Meno produce una pianta, più elevata risulta essere la pressione dei parassiti sui frutti.

Un vecchio proverbio sardo citava: “in s’arvure rutta donzi unu fachet linna” (= da un albero caduto tutti vanno a prendere legna). Questo concetto di un’antica saggezza può essere trasferito anche alle piante in genere ed anche all’olivo: più una pianta si trova in salute, più riesce a contrastare le avversità in genere; più viene trascurata e cade malata, più si aggrava la sua situazione nel tempo. Tradotto in termini pratici è bene applicare una gestione agronomica corretta se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti.

Lotta preventiva adulticida

Ritornando alla prevenzione ed al ciclo biologico della mosca si possono fare alcune considerazioni concettuali: se si riesce a mantenere basso il livello della popolazione adulta, di conseguenza minore sarà il numero ovideposizioni e quindi di larve che si svilupperanno a spese delle olive.

La lotta preventiva rivolta agli adulti assume in questo caso un’importanza strategica. Tutte le tecniche di “mass-trapping” (cattura massale) assolvono a questo scopo. Si attirano e si uccidono gli adulti di mosca, prima che questi possano accoppiarsi e che possano fare danni con la deposizione di uova che schiudendosi diventano larve che si sviluppano a spese della polpa deturpando le olive.

Questo tipo di lotta viene effettuato in diversi modi, abbinando un attrattivo di tipo alimentare, sessuale o visivo ad una sostanza in grado di uccidere l’insetto una volta che ne viene a contatto.

L’esempio classico sono le “eco-trap” prodotte in serie da alcune ditte, costituite da una sacchetta con uno strato cartaceo esterno imbevuto di un insetticida “piretroide” (deltametrina) con una fortissima azione abbattente (l’insetticida usato ha affinità per la chitina sostanza che costituisce l’esoscheletro degli insetti), tale da avvelenare e uccidere in breve tempo e al solo contatto il malcapitato insetto. Queste trappole sono “innescate” con un duplice attrattivo: quello alimentare, costituito da sali di ammonio (ultimo prodotto della degradazione delle proteine, alimento ricercato dalle femmine di mosca), con quello sessuale (il feromone femminile che attira i maschi per l’accoppiamento). Sull’esempio di funzionamento di queste trappole, con attrattivi di diversa natura e insetticidi di diverso tipo, in commercio se ne trovano ormai di svariate tipologie, con costi ed efficacia molto variabili.

Esistono inoltre dei prodotti da distribuire su parti di chioma e perfino sulle siepi ai bordi dell’oliveto, che abbinano l’azione di un’esca proteica (alimento ricercato dalle femmine di mosca prima della deposizione delle uova e per la maturazione delle stesse) ad una sostanza insetticida. Nell’evoluzione dello studio di questa tipologia di prodotti al momento è disponibile un preparato già pronto all’uso (lo Spintor Fly della Dow agro Science) costituito da un’esca proteica particolarmente efficiente nei confronti dei ditteri tefritidi (= tripetidi), abbinato ad un insetticida biologico (una tossina batterica): lo Spinosad. Le mosche appartenenti a questa famiglia (quella dell’olivo, Bactrocera oleae, quella delle Ciliegie, Rhagoletis cerasi e quella della frutta, Ceratitis capitata) vengono attratte dall’alimento proteico e muoiono per aver ingerito la tossina. Il prodotto è registrato e autorizzato anche per la difesa in regime di agricoltura biologica.

La lotta preventiva adulticida, fatta irrorando solo una parte di chioma (preferibilmente una porzione ben soleggiata) può essere praticata anche preparando artigianalmente la soluzione impiegando apposite esche proteiche con un insetticida ammesso per la coltura. In commercio esisterebbero diversi attrattivi e insetticidi potenzialmente abbinabili, e quindi anche diversi livelli di costo, anche se nella pratica si preferiscono soluzioni già pronte all’uso.

Utilizzo di repellenti

Attualmente si stanno sviluppando tutta una serie di strategie di lotta che prevedono di coprire la chioma dell’olivo con sostanze inerti (polveri di silicati in genere, a volte abbinate a rame o ad altri prodotti) che svolgono un’azione repellente nei confronti della mosca.

Il caolino, le zeoliti con altri tipi di silicati ed il talco sono i prodotti maggiormente diffusi, per i quali sono in continua evoluzione sia i preparati (dimensioni e purezza delle polveri ottenute) sia i dosaggi che le miscele con altre sostanze (es. rame) che ne possono potenziare e migliorare l’efficacia.

L’azione di queste sostanze sulla pianta è molteplice perché, oltre a contrastare l’azione della mosca, riflette le radiazioni luminose (effetto schermante), influisce sulla temperatura delle foglie della chioma e permette di avere una fotosintesi complessivamente più efficiente.

Utilizzo del rame

Inoltre, è doveroso parlare anche del rame, di solito preso in considerazione come anticrittogamico, e specificatamente nella lotta all’occhio di pavone, alla rogna e ad altre patologie di natura fungina, perché anch’esso svolge un’azione che potremo definire “indiretta” nei confronti della mosca. Esso infatti funziona come repellente e contrasta lo sviluppo di questo temibile insetto.

Sono ormai noti i rapporti di simbiosi che la mosca ha con alcuni tipi di batteri e, a riguardo, in bibliografia si possono trovare diversi studi scientifici, a partire già dal 1909 (Petri). In realtà la mosca delle olive ha almeno due distinti tipi di rapporti con i batteri: un’associazione temporanea e occasionale con batteri epifiti presenti sulla superficie delle foglie (filloplano), di cui gli adulti della specie si nutrono e che trasportano a loro volta sulle piante di olivo; una simbiosi stretta con Candidatus Erwinia dacicola. Esiste quindi un forte potere attrattivo nei confronti degli adulti di mosca e in particolare delle femmine da parte di questi microorganismi, sia per migliorare le “capacità digestive” del loro apparato digerente e, molto probabilmente, per un conseguente miglioramento della fertilità riproduttiva. Scientificamente è stata provata anche la trasmissione di alcuni di questi batteri simbionti dagli adulti alla prole cioè con passaggi all’uovo e alla futura larva.

Il rame svolge un’ottima azione disinfettante e sterilizzante a livello della superficie fogliare, sterminando tutti i microorganismi e conseguentemente interferisce negativamente con le esigenze biologiche naturali e vitali della mosca. Attualmente quindi diversi sono gli studi e le sperimentazioni di nuovi prodotti a base di rame, che sfruttano questa capacità “simbiosi depressiva”, specialmente nei metodi di lotta bio-tecnologica.

Tuttavia il rame, nei suoi diversi formulati, nel tempo ha subito forti limitazioni d’uso. Oggi si è arrivati a definire un limite sui quantitativi permessi (in produzione sia integrata che biologica non si deve superare il quantitativo di 28 Kg/ha nell’arco di 7 anni, raccomandando di non superare i 4 kg/anno/ettaro).

Lotta curativa larvicida

Infine, ultima ratio, la mosca viene contrastata attraverso il metodo classico curativo con insetticidi chimici, che hanno la possibilità di colpire le larve penetrate nella polpa dell’oliva e quindi “endoterapici”. Attualmente i prodotti insetticidi registrati utilizzabili in olivicoltura, che hanno tali caratteristiche sono solo due (il Fosmet e l’Acetamiprid) ed hanno una forte limitazione di utilizzo (n° di trattamenti l’anno pari a due). L’attenzione da parte dell’olivicoltore nell’utilizzo degli insetticidi deve essere massima, rispettando tutte le norme in etichetta, e nella tempestività di esecuzione del trattamento al fine di massimizzarne l’efficacia. Un monitoraggio scrupoloso della popolazione ma soprattutto dell’infestazione attiva sicuramente possono guidare al meglio le scelte operative.

Resta evidente quindi che nella difesa dell’olivo (e di tutte le colture agrarie!) siano maturati i tempi per una impostazione più compatibile con l’ambiente, l’ecosistema agrario, con metodi alternativi, in linea con i principi della coltivazione biologica e/o integrata.

Spesso i diversi sistemi sono complementari tra loro e la difesa dell’oliveto può beneficiare dell’utilizzo consapevole di diverse tecniche. Ad esempio possono essere utilizzati i repellenti assieme a metodi adulticidi di cattura massale (tecnica del “push and pull” = “respingi e attira” per sterminare il fitofago) per un controllo “biologico” o, nel caso della difesa integrata, potrebbero essere abbinati dei repellenti al rame e infine agli insetticidi curativi al fine di limitare il numero di trattamenti con prodotti chimici di sintesi.

Dall’integrazione di diverse strategie di lotta si può riscontrare la creazione di sinergie nel controllo della mosca a livelli più che soddisfacenti che consentono all’olivicoltore di avere alla raccolta olive perfettamente sane, che sono poi la base per la produzione di oli extravergini di eccellenza.

 

 

Antonio Montinaro, Bruno Pacifico, Giovanni M. Monti, Antonio M. Fois, Marilena Frassetto

Agenzia Laore Sardegna – Unità Operativa Territoriale Filiere Vegetali – ATO2 – Sassari