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Conseguenze di una errata irrigazione

Prima di descrivere le variabili che influiscono sulla frequenza irrigua da adottare, è necessario comprendere cosa succede quando si commettono errori di annaffiatura, soprattutto in eccesso. Le patologie più severe che colpiscono gli agrumi sono di origine fungina ed attaccano due parti fondamentali della pianta: l’apparato radicale ed il colletto, non a caso le porzioni di pianta più a contatto con il terreno.

Phytophthora citrophthora e Phytophthora nicotianae sono due micosi che si possono sviluppare sull’agrume ed entrambe sono da considerarsi conseguenze dell’asfissia radicale (mancanza di ossigeno) dovuta all’eccesso di umidità nel substrato.

  1. citrophtora è l’agente patogeno della “gommosi del colletto”. La gomma (prodotta dalla pianta in risposta all’attacco fungino) fuoriesce da incrinature verticali della corteccia poste su aree necrotiche che hanno l’aspetto di macchie di umido. La pianta mostra dapprima sintomi di deperimento sulla chioma fino ad arrivare alla compromissione di interi rami e/o alla morte.
  2. nicotianae invece attacca le radichette ed è più difficile da diagnosticare in quanto può rimanere asintomatica fino a quando l’agrume non riesce più a rigenerare le proprie radici. In tal caso, in breve tempo la pianta subisce un rapido deperimento.

È importante sottolineare che anche in presenza di asfissia radicale temporanea, lo sviluppo della pianta risulta comunque stentato.
Il caso opposto, ovvero la carenza di acqua, è un fenomeno che quasi mai accade volontariamente, in quanto difficilmente ci scorderemo di annaffiare il nostro agrume. Nel caso si verificasse una disidratazione temporanea il fenomeno sarebbe comunque reversibile e molto meno invalidante per la pianta rispetto ad un eccesso di irrigazione prolungato.

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Il corretto apporto idrico agli agrumi in vaso

Per assicurare la giusta quantità di acqua è necessario conoscere gli elementi che influenzano la capacità di trattenere umidità del terreno.

Composizione del substrato
Se l’agrume presenta un terreno con una frazione argillosa elevata o un terriccio in cui vi è poco materiale inerte al suo interno (pomice o lapillo), l’acqua impiegherà più tempo ad essere smaltita e quindi le innaffiature dovranno essere per forza di cose meno frequenti.

Temperatura e vento
Entrambi influenzano l’umidità del substrato in quanto sia il caldo che gli eventi ventosi contribuiscono ad una più rapida evaporazione dell’acqua.

Salute e vigore della pianta
Se un esemplare gode di buona salute, ha una chioma vigorosa ed un apparato radicale integro. Esso assorbirà molta più acqua rispetto a una pianta che presenta fitopatologie o una crescita stentata.

Densità di radici nel vaso
Un esemplare che dimora nello stesso substrato da molto tempo, verosimilmente, dovrebbe aver colonizzato con il proprio apparato radicale gran parte del terreno a sua disposizione.
In questo caso la frequenza delle irrigazioni risulterà maggiore, in quanto diminuendo la frazione terrosa viene a mancare anche la capacità di trattenere acqua.

Dopo aver analizzato questi fattori risulta palese che difficilmente avremo un fabbisogno idrico identico tra due o più agrumi in vaso. Questo comporta che l’apporto di acqua, per essere corretto, dovrà essere individuale e mai rivolto a tutte le piante nello stesso momento, con la stessa frequenza. La gestione manuale è sicuramente il sistema migliore per assicurare la giusta acqua agli agrumi, a differenza dell’irrigazione automatica da utilizzare solamente in casi di necessità.

Quando irrigare gli agrumi

Un agrume in vaso ha bisogno di acqua quando il terreno in cui è posto si asciuga in maniera quasi totale.
Nel Rinascimento i giardinieri fiorentini riconoscevano il momento giusto dal suono che provocava l’impatto di un bastone sulla conca di terracotta. Se il suono era sordo la conca al suo interno era umida, al contrario, se il terreno era asciutto la sonorità che ne derivava diventava acuta.

I tempi chiaramente sono cambiati, così come i materiali dei vasi e i terricci impiegati.
Esistono due tipi di approccio per la valutazione del fabbisogno idrico. Nel primo caso si prende in considerazione l’umidità del terreno, nell’altro si valutano i cambiamenti fisiologici della pianta quando l’acqua a disposizione inizia a scarseggiare.

Per valutare se il substrato è umido o meno possiamo semplicemente esplorare con un dito i primi 10-15 cm di terra e se essa risulta asciutta e polverosa, bisogna provvedere con l’irrigazione. In commercio, esistono anche strumenti che misurano l’umidità del suolo ed in grado quindi di fornirci un dato reale sul fabbisogno idrico effettivo della pianta. I tipi di dispositivi presenti sul mercato possono analizzare sia il contenuto idrico espresso in volume o verificare la disponibilità di acqua (potenziale matricale). I primi, anche molto economici, calcolano l’umidità in base alla capacità o alla conduzione elettrica dell’acqua. Il valore ottenuto, quindi, aumenta o diminuisce a seconda della quantità idrica presente.

Il secondo tipo di analisi vede come protagonista l’osservazione pianta. Quando un agrume è in deficit di acqua modifica le proprie caratteristiche soprattutto per quanto riguarda l’apparato fogliare ed i frutti.
La risposta della pianta ad uno stress da “secco” è data inizialmente dalla chiusura degli stomi, organi posti nella pagina inferiore della foglia, deputati ad effettuare gli scambi gassosi con l’esterno. Se la pianta percepisce un deficit idrico, gli stomi si chiudono e vi è una perdita di turgore dovuta alla cessione dei liquidi ai tessuti. A livello visivo, sugli agrumi, si nota un abbassamento della foglia, che tende ad arrotolarsi. È proprio all’inizio di questo fenomeno che la pianta ha effettivo bisogno di acqua.

In presenza di frutti, se l’acqua scarseggia, essi tendono a divenire più “morbidi” al tatto.
Qualunque sia il metodo di valutazione scelto, l’innaffiatura deve essere abbondante, ma da ripetersi solo quando si presentano le condizioni descritte in precedenza.
Saper irrigare correttamente un agrume in vaso è la chiave per assicurarsi piante vitali e scongiurare problematiche spesso irreversibili.

L’acqua dunque… un’amica su cui contare, ma solo al momento del bisogno…

 

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Dott. Agronomo Marco Beconcini

Marco Beconcini è Dottore Agronomo ed oltre ad occuparsi di salute delle piante, creazione di spazi verdi ed agricoltura microbiologica, da oltre dieci anni opera nel settore degli agrumi in vaso. Oltre che essere una parte importante del proprio lavoro, gli agrumi rappresentano una vera e propria passione grazie alla quale tiene corsi a livello locale e nazionale.