L’insetto

La piralide del bosso (Cydalima perspectalis) appartiene all’ordine dei lepidotteri, quello che comprende moltissime specie di farfalle. È stato trovato in Italia per la prima volta nel 2011, quindi è tra gli insetti dannosi di recente introduzione, e probabilmente è arrivato dall’Asia in Europa insieme a piantine già infestate. Si è diffuso rapidamente sul territorio nazionale mediante la vendita e il trasporto a distanza delle piantine e ben presto si sono verificati i primi danni a carico del bosso.

L’insetto si ciba delle foglie del bosso ed è in grado di defogliare le piante molto rapidamente, causando anche erosioni sulla corteccia del fusto e dei rami. L’adulto è una farfalla di medie dimensioni con ali di colore chiaro orlate di una fascia marrone, mentre la larva ha un corpo verde punteggiato di nero e col capo nero. Quest’ultima è lunga fino a 4 cm, e le sue dimensioni la rendono molto ben visibile su un bosso infestato, sul quale compie un’intensa attività trofica.

Il parassita compie fino a 2-3 generazioni l’anno durante la bella stagione, per poi trascorrere l’inverno come larva matura all’interno di un bozzolo attaccato alla pianta infestata. Di conseguenza, se non si interviene efficacemente nel debellarlo, il danno è destinato a ripresentarsi e ad aggravarsi nell’anno successivo.

I danni che compie

Un bosso gravemente infestato dalla piralide è riconoscibile anche da lontano, perché appare di colore ingiallito, tendente al bruno chiaro, ed è pieno di fili siricei molto simili a ragnatele. Avvicinandosi alla pianta è molto facile scorgere i bruchi, di solito numerosi, anche se grazie al loro colore a prima vista tendono a mimetizzarsi. I primi attacchi iniziano in estate e si protraggono con le successive generazioni.

Trattamenti ecosostenibili

Fortunatamente per difendere il bosso dagli attacchi della piralide esistono delle soluzioni, ed è consigliato scegliere tra quelle più ecosostenibili. È meglio evitare gli insetticidi sistemici, cioè quelli che penetrano all’interno dei tessuti vegetali, e che possono uccidere anche gli insetti innocui, e oltretutto andare incontro a fenomeni di resistenza dell’insetto nocivo (il quale diventa insensibile all’insetticida). L’alternativa ecologica è quella di ricorrere ad un prodotto a base di Bacillus thuringiensis sp. kurstaki, che è selettivo verso molti lepidotteri nocivi e risparmia gli altri. Il prodotto deriva da un microrganismo che ha effetti tossici soltanto su alcune specie di insetti, e una volta nell’ambiente è biodegradabile e non rilascia residui inquinanti nell’ambiente circostante. Intervenire all’inizio della stagione degli attacchi è sicuramente la mossa migliore per impedire alla piralide di distruggere le piante, ma siamo in tempo ancora adesso ad effettuare due trattamenti distanziati di circa una settimana l’uno dall’altro. Per trattare le piante ci viene in aiuto una pompa elettrica a zaino, che permette una distribuzione omogena del prodotto e riduce sensibilmente la fatica delle pompe manuali. È fondamentale bagnare molto accuratamente la pianta, anche considerando che l’insetto adulto tende a deporre le uova all’interno del cespuglio, e in misura minore sulle foglie più esterne.

Il prodotto deve essere diluito in acqua alle dosi consigliate sull’etichetta della casa produttrice, e come ogni altro trattamento, è consigliata l’esecuzione nelle ore fresche della giornata. È importante leggere le informazioni dell’etichetta e rispettare le precauzioni consigliate.

Tuttavia, è possibile evitare il trattamento e fare un lavaggio della pianta a pressione, in modo che le larve cadano a terra e si possano eliminare manualmente. Si tratta di una possibile alternativa nel caso di uno o pochi esemplari di bosso, facilmente gestibili in questo modo.

Al tuo fianco con:

Foto: Piralide su bosso

Dott.ssa Agr. Sara Petrucci

Sara Petrucci è Dottore Agronomo e da anni si occupa di agricoltura biologica come scelta professionale ed etica. Ha tenuto molti di corsi di orto per privati, ha collaborato a progetti sociali legati all’orticoltura e scrive articoli. Offre consulenze ad aziende agricole biologiche.