In che cosa è specializzata e quali sono le attività che svolge nel suo lavoro?

Dopo gli studi specialistici in agricoltura biologica e multifunzionale, decisi che il mio orientamento professionale doveva vertere su quel settore. La mia attività di libera professionista oggi si articola in docenze in corsi teorico-pratici per hobbisti, organizzazione lavori in orti sociali che coinvolgono persone con diversi tipi di fragilità, scrittura di articoli a tema e attività di consulenza vera e propria ad aziende agricole per questioni “di campo” e burocratiche, legate alla certificazione biologica e a tutta la documentazione che è richiesta dalla normativa. Due anni fa ho anche scritto un piccolo libro “Come fare l’orto biologico”, pubblicato dalla casa Editrice Simone.

Quali sono i principi generali da seguire nella coltivazione di un orto?

Nella coltivazione di un orto serve costanza, una grande virtù. È facile appassionarsi all’argomento, sulla spinta del buon momento che il tema “orto” vive da qualche anno, ma è col passare delle stagioni che si è messi alla prova come coltivatori: quando arrivano caldo e zanzare, o quando capita qualche insuccesso nella riuscita di un ortaggio. Ci vuole un pizzico di pazienza, altra virtù da mettere sicuramente in campo. Ulteriore requisito è la prontezza: in momenti dell’anno in cui si devono eseguire certe semine e certi trapianti o altri lavori legati ad una particolare stagione, se si lascia passare il tempo, non potremo recuperare in seguito e fino all’anno successivo non otterremo quel risultato. Un classico esempio di questo è l’estate, periodo di vacanze ma anche di trapianti delle colture a raccolta autunnale: verze, finocchi, cavolfiori, radicchi eccetera. Settembre è già troppo tardi per eseguirlo, in stagioni a clima regolare. Il rapporto con il tempo è naturale con l’orto e non si possono decidere i ritmi: la natura fa il suo decorso, e spesso gli effetti positivi di un certo impegno ed efficienza nella coltivazione si vedono solo alcuni mesi dopo.

Quale consiglio può dare a chi vuole iniziare a coltivare un orto famigliare?

Potrei darne più di uno, ma tutti si riassumono in uno solo: investire un minimo di risorse nel prepararsi. Può rivelarsi molto utile seguire un corso teorico-pratico in cui vengono illustrate le regole di base e le tecniche più importanti per coltivare l’orto, e anche leggere libri dedicati all’orticoltura hobbista, da consultare ogni volta che ce ne sia bisogno. Avere un riferimento di base sulle stagionalità, sui periodi e sulle modalità con cui si gestiscono le diverse specie è fondamentale per poter progettare uno spazio di coltivazione, piccolo o grande che sia. Conoscere, ad esempio, quali distanze di semina o trapianto devono essere rispettate per ogni ortaggio, ci permette di calcolare il numero di piantine necessarie e di capire quando dedicare a ciascuna coltura in base ai gusti personali e anche al loro rendimento in cucina. Anche gli attrezzi per lavorare il terreno devono essere scelti con cura e per tempo, puntando sulla qualità, in modo che possano durare a lungo. Un altro consiglio che vorrei dare è: se non si ha molto tempo da dedicare all’orto e se si prevedono periodi di assenza prolungati, è meglio optare per l’orto collettivo con uno o più amici, in modo da organizzarsi per condividere il lavoro e i raccolti.

Quali sono gli ortaggi più facili da coltivare, per chi è alle prime armi?

Se si rispettano le esigenze di base per la coltivazione di ogni specie, in realtà sono pochi gli ortaggi veramente difficili, ma ce ne sono alcuni che effettivamente garantiscono più riuscita ai principianti, per motivi diversi: perché produttivi, perché minacciati da pochi parassiti o perché richiedono pochi interventi di irrigazione e cura. Le zucchine e le zucche, ad esempio sono molto produttive, quindi gratificano dalla fatica svolta. Anche le insalate crescono senza problemi, lumache permettendo. Piselli e fagioli, scelti nelle varietà nane, che non richiedono reti da allestire per farli arrampicare, sono altrettanto semplici già dalla semina, visto che hanno seme grande, che si può distanziare senza difficoltà. L’aglio, di cui si interrano gli spicchi in autunno, richiede minimi interventi di scerbatura e per il resto fa tutto da solo fino alla raccolta che avviene verso giugno-luglio.

Quali sono i suoi consigli per avere pomodori biologici sani e gustosi?

I pomodori sono piante a ciclo lungo, quindi dal trapianto delle piantine fino alla fine dell’estate dovremo tenerli d’occhio e dedicare loro alcuni accorgimenti importanti. Certamente per assicurare una buona produzione bisogna avere prima di tutto cura del terreno: lavorarlo e concimarlo bene sono condizioni sine qua non. Piante ben nutrite portano frutti abbondanti e di qualità, anche con fertilizzanti organici o minerali naturali, come le farine di roccia che integrano i microelementi. Alle piante devono essere eliminate le femminelle, ovvero i getti ascellari che, se non vengono tolti, portano alla formazione di cespugli intricati, che producono pomodori sempre più piccoli. Non bisogna irrigare molto, altrimenti i pomodori saranno pieni di acqua e di conseguenza poco sapidi. Inoltre, in estate è fondamentale stare attenti agli attacchi delle cimici, perché pungendo i frutti li rendono immangiabili, assumono un sapore cattivo.

C’è qualche trucco o tecnica per agevolare alcuni lavori particolarmente faticosi nell’orto?

La vangatura può essere evitata se si usa al suo posto il forcone a denti diritti, che permette un dissodamento del terreno in profondità, ma non richiede che venga sollevata la fetta di terra. Questo ha effetti positivi sul mantenimento della stratigrafia del suolo, ma anche sul nostro sforzo fisico, che si riduce sicuramente.

 

La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato!