La margotta di ceppaia

Una tecnica che si è affermata negli ultimi tempi è la margotta di ceppaia: le ceppaie di piante madri, tutti gli anni sono capitozzate a livello del terreno per stimolare una forte emissione di polloni. Questo metodo prevede la “strozzatura” dei polloni nel mese di giugno, apponendo alla base di quelli più vigorosi un anello metallico per ostacolare il passaggio della linfa e favorire l’emissione di radici sopra la stessa. La parte basale dei fusti viene poi abbondantemente ricoperta di terra fino all’emissione di radici nella parte sovrastante la legatura.

La margotta ad archetto

Un’altra tecnica è la margotta ad archetto o propaggine: un pollone dell’anno della pianta madre è curvato e interrato in parte, in modo da stimolarlo a radicare. La produzione delle barbatelle inizia dal quarto anno dalla messa a dimora delle piante madri. Prima del germogliamento, a un metro di distanza dalla pianta, si scava una trincea profonda venti centimetri, in cui si adagiano i rami di diametro superiore ai dieci millimetri, che poi si ricoprono con terreno ricco di sostanza organica. Prima che fuoriescano dal terreno, sono piegati ad angolo retto per provocare una costrizione della corteccia, per cui nel tratto immediatamente superiore si avrà l’emissione delle radici. In autunno sono tagliati alla base e utilizzati per la messa a dimora. Con questo sistema si ottengono piante con la base a forma di manico d’ombrello.

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Foto: Fiori maschili del nocciolo

Agr. Antonio Velonà

Agrotecnico Antonio Velonà, docente di pratiche agrarie, adesso in pensione, ha svolto la sua attività nell’indirizzo agrario dal 1974 al 2017 presso l’Istituto d’Istruzione superiore “V.F. Pareto” di Milano. Nella sua lunga carriera ha coordinato tutte le attività di laboratorio inerenti al frutteto, le serre e il giardino. Dal 2001 al 2005 ha collaborato come docente con la Fondazione Minoprio nei corsi di formazione professionale