Da quanto tempo svolge questo lavoro e quali sono le attività principali di cui si occupa?

La mia attività di tecnico comincia a metà degli anni 90 presso una importante azienda vivaistica per spostarsi poi a seguire in una grossa azienda melicola. Negli anni 2000 ho iniziato a fare il tecnico presso una rivendita di agro farmaci per poi proseguire come libero professionista fino ad oggi. Oltre a dirigere un mercato alla produzione di frutta, seguo la parte tecnica di campagna presso una grossa cantina cooperativa e diverse aziende frutticole site tra Veneto, Trentino e Lombardia. Mi occupo prevalentemente di difesa delle colture, potatura, nutrizione e agronomia pura; soprattutto in aziende biologiche o che si avvicinano al mondo BIO.

Esistono dei principi generali da seguire per la potatura delle piante da frutto?

Nella potatura esistono delle regole generali: individuare una forma e mantenerla il più possibile, lasciare per ogni branca un’unica punta, non eseguire tagli drastici o troppo invasivi, i polloni vanno sempre tutti eliminati e i rami da anno o vanno lasciati interi o tolti completamente.

E quali sono gli errori più comuni che spesso un hobbista commette?

Gli errori che comunemente fa un hobbista partono dalla piantumazione spesso troppo profonda della pianta: ciò determina asfissie radicali e un lento sviluppo su alcune specie come le drupacee e un accrescimento eccessivo sulle pomacee per l’affrancamento della pianta. Tagli drastici ma senza una forma determinata e il taglio a metà dei rami da anno. Ciò porta ad una induzione a legno anziché a frutto degli alberi. È molto diverso tagliare una pianta ornamentale da una che deve fruttificare. Infatti lo scopo stesso della pianta è diverso. Una ornamentale deve crescere, riempirsi di verde, coprire, e per ciò va speronata che è uno stimolo a far partire gemme a legno. Inoltre più si pota più una pianta vegeta. Mentre la potatura di una pianta da frutto serve per far entrare luce ed aria nella pianta stessa, per maturare gemme a fiore e frutti. Ma soprattutto va incentrata a far frutti e la forma deve essere ordinata per facilitare le operazioni di potatura, dirado, raccolta e gli eventuali trattamenti antiparassitari.

Che consigli può dare a chi vuole realizzare un piccolo frutteto?

Per fare un piccolo frutteto, meglio sempre farsi consigliare da un tecnico esperto di frutticoltura ed eseguire le operazioni come gli specialisti che sono le più semplici e le più produttive. Possibilmente fare dei filari ben esposti alla luce, facilmente ricopribili con reti antinsetto e bassi per eseguire le operazioni stando a terra. Ottima deve essere la preparazione del terreno.

Lei è specializzato nella coltivazione dell’actinidia. Perché?

Io sono cresciuto con due colture in casa: pesco e actinidia. Il pesco era una coltura già secolare nella zona mentre l’actinidia stava iniziando. Siamo stati tra i primi a coltivarla e tutti si chiedevano che cosa fosse. La sfida era capire come la si coltivava e già da molto giovane la parte cui mi dedicavo era proprio l’actinidia, con sperimentazione, errori, cambiamenti di forme, ecc.

Che consiglio dà a chi vuole migliorare il proprio raccolto di kiwi?

Il kiwi è una pianta particolare, una liana, diversa dalla vite, e va lasciata in pace in certi periodi (l’estate) per poter svilupparsi. Non va potata severamente, non bisogna eccedere con acqua e concimazioni al contrario di ciò che comunemente si pensa. Durante la potatura bisogna lasciare un notevole numero di tralci molto lunghi (anche 15,18 su una pianta adulta), almeno 1.5 metri.

Grazie per il tempo dedicatoci!