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Susino – Caratteristiche botaniche e forme di allevamento

Il susino appartiene alla famiglia delle Rosacee e al genere Prunus. La coltura del susino trae origini alquanto antiche, anche se non si conosce con esattezza l’inizio e il percorso geografico che ha portato alla sua attuale diffusione. In Italia, alla secolare coltivazione in forma promiscua su quasi tutto il territorio nazionale, non ha fatto seguito lo sviluppo della coltura specializzata pari a quello registrato da altre specie arboree. Il susino comprende diverse specie e gruppi varietali con habitus e comportamento vegeto-produttivo caratteristici e spesso diversi tra loro. Le specie che si sono maggiormente diffuse in tutto il mondo sono quelle del susino europeo e del susino giapponese. I susini europei hanno un più ampio adattamento anche se danno risultati migliori al nord rispetto all’estremo sud del Paese, poiché potrebbe non essere soddisfatto appieno il fabbisogno di freddo. Le cultivar di susino cino-giapponese, dalla più precoce fioritura, trovano un limite nelle aree soggette a brinate tardive e a inverni molto rigidi; vanno anche evitate le zone troppo umide o soggette a piogge prolungate per il pericolo di batteriosi. Crescono meglio nei luoghi dove le temperature s’innalzano già dalla metà di maggio. Secondo il clima del luogo d’impianto, la cultivar da scegliere, quindi, può essere diversa. La forma di allevamento da adottare per il susino, ma del resto anche per le altre piante da frutto, deve essere scelta prima della messa a dimora delle piante, poiché a essa va subordinato il sesto d’impianto (distanza tra una pianta e l’altra e tra le file). Conoscere il portamento e il vigore della combinazione d’innesto è un fattore indispensabile ai fini della scelta della forma. Basti pensare al portamento assurgente che normalmente hanno le cultivar europee, diverso da quello, in genere più aperto, tipico delle varietà cino-giapponese. La pianta di susino può assumere una dimensione differente a seconda anche del portainnesto utilizzato per la cultivar. In genere però si può dire che è una pianta di media grandezza con un portamento assurgente. Le piante allevate su portainnesto di mirabolano raggiungono facilmente i 4 metri di altezza, tuttavia le dimensioni finali variano secondo il tipo di forma scelta per l’allevamento. Per quanto riguarda la potatura di produzione del susino occorre sapere che il modo di fruttificare varia secondo le specie. Il susino europeo, ad es. Regina Claudia, Stanley, Prugna d’Italia ecc., fruttifica prevalentemente sui dardi fioriferi o mazzetti di maggio di due o più anni che si formano sui rami di due anni; fruttifica anche sui rami misti e talvolta su brindilli. I mazzetti di maggio continuano a fruttificare per 4/5 anni. Il susino europeo esige una potatura di produzione molto leggera. Soltanto quando le produzioni tendono a divenire eccessive, si rinnovano i rami che portano i dardi fioriferi. Il susino cino-giapponese, ad es. Shiro, Florentia ecc., fruttifica prevalentemente sui rami misti di un anno, che poi s’incurvano sotto il peso della frutta e si ricoprono nell’anno successivo di dardi fruttiferi che continueranno a fruttificare per più anni. Il susino giapponese è generalmente molto produttivo; esige, non appena è entrato in produzione, una potatura piuttosto intensa con qualche taglio di ritorno, con diradamento dei rami di un anno e qualche raccorciamento dei rami di due anni qualora siano troppo lunghi. Quando i rami portanti i dardi fioriferi tendono ad esaurirsi, vengono rinnovati con tagli di ritorno su laterali basali o con tagli di raccorciamento. Le forme di allevamento più note per il susino sono quella a vaso, a palmetta e a piramide. Vediamo di seguito di descriverle meglio e di capire come procedere per l’allevamento iniziale.

Potatura di formazione o di allevamento

Comprende quel complesso di operazioni che iniziano generalmente al primo anno d’impianto, aventi lo scopo di fare assumere alla pianta la forma prescelta. Durante la messa a dimora può essere necessario compiere la potatura di trapianto che consiste in piccoli tagli per accorciare le radici danneggiate o troppo lunghe rispetto alle altre, badando bene di lasciare intatte quelle più sottili. La potatura di allevamento, indipendentemente dalla forma prescelta, si prefigge di raggiungere i seguenti scopi:

• Creare una struttura scheletrica regolare in modo da conservare l’equilibrio vegetativo tra le diverse branche;
• Formare un’impalcatura robusta capace di sostenere il peso della frutta senza subire rotture;
• Distanziare opportunamente le branche principali e secondarie al fine di ottenere la stessa quantità di luce;
• Favorire l’esecuzione delle operazioni colturali quali: lavorazione del terreno, potatura, raccolta, difesa fitosanitaria.

Durante la fase di allevamento è molto utile eseguire la potatura verde allo scopo di mantenere l’equilibrio fra le diverse branche. La potatura verde inizia già quando i germogli hanno raggiunto i 10/15 cm e continuerà per tutta l’estate. Le operazioni che possono essere eseguite sono: la desucchionatura, la sfemminellatura, la cimatura, la curvatura dei rami vigorosi e la torsione. L’esecuzione della potatura verde evita, durante la successiva potatura invernale, tagli eccessivi che si risolverebbero in un ritardo dell’inizio della produzione.

Forme di allevamento

Le forme classiche di allevamento più utilizzate del susino sono il vaso, la palmetta e la piramide, forme che si adattano a impianti a bassa e media densità (500-700 p/ha) in alcune aree frutticole a elevata specializzazione, La necessità di anticipare il più possibile la fase di piena produzione ha inoltre stimolato lo sviluppo di tecniche d’impianto e gestione dell’albero innovative. E così, accanto a forme di allevamento classiche come la palmetta e il vaso ritardato, si stanno diffondendo nuove forme di allevamento come il fusetto e la forma a “V”, che si stanno diffondendo per frutteti a medio - alta densità.

Forma a vaso

Il vaso è una forma in volume che sviluppa la chioma nelle tre dimensioni: altezza, larghezza e profondità. Questa forma permette una buona illuminazione della parte interna della chioma favorendo una buona fruttificazione. I sesti d’impianto richiedono distanze tra le piante di 5 metri e 6 metri sulle file, oppure 4 tra le piante e 5 tra le file utilizzando il portainnesto mirabolano. Nel momento della messa a dimora si procede subito con la capitozzatura dell’astone che deve essere tagliato a un’altezza di 70-90 cm da terra. Dopo il taglio, in primavera, sorgeranno diversi germogli fra i quali, quando hanno raggiunto uno sviluppo di 10/15 cm, si sceglieranno quelli che dovranno costituire le tre branche principali. I tre germogli dovranno avere una distanza verticale di circa 10 cm affinché non entrino in competizione tra di loro. I tre germogli dovranno essere posti uno in direzione del filare e gli altri due devono formare un angolo di 120° l’uno dall’altro. Per ottenere uno scheletro solido, con branche resistenti alle rotture, si deve porre particolare attenzione all’angolo che i tre germogli formeranno con il tronco e che deve essere alla base di circa 50/60° rispetto alla verticale, mentre il prolungamento del germoglio stesso dovrà invece formare con la verticale un angolo di 35/40°. La curvatura delle branche dovrà essere mantenuta con l’aiuto di tiranti o di canne fissate al terreno. Nel secondo anno, alla fine dell’inverno, si esegue la cimatura delle branche principali, appena sopra la gemma, a circa 50 cm dall’inserzione col tronco al fine di stimolare la nascita di due germogli da utilizzare uno come branca secondaria e uno come prolungamento della branca principale. Le branche secondarie possono essere formate anche partendo da rami anticipati che normalmente possono essere presenti lungo l’asse della branca in accrescimento. In tal modo si eviterà l’arresto dell’accrescimento dei prolungamenti provocato col raccorciamento.

Vaso ritardato o piramide modificata

È una forma tridimensionale (o in volume) e prevede quindi lo sviluppo di una chioma abbastanza ampia. Lo scheletro è costituito da un tronco alto da 70 a 90 cm, su cui sono inserite da cinque a sette branche, distribuite quasi a spirale e distanti tra i 15/20 centimetri. L’asse centrale termina con una branca che sarà contenuta con tagli di ritorno. La formazione si ottiene partendo da un astone raccorciato a circa 90 cm da terra. Dopo il taglio i germogli che sorgono in primavera sono lasciati crescere liberamente. Con la potatura invernale si procede alla scelta di tre o quattro branche, delle quali una posta a 60 cm dal terreno e le altre due o tre saranno inserite a una distanza fra loro di circa 20 cm. Di queste, la superiore, destinata a formare l’asse centrale, dovrà essere più robusta. Le branche scelte devono avere un angolo d’inserzione col tronco di 45° o più, e disposte sul tronco quasi a spirale.

Forma a palmetta

La palmetta è una forma appiattita che si sviluppa principalmente nelle due dimensioni altezza larghezza, mentre lo spessore rimane limitato entro 1,8 m. La palmetta è costituita da un asse centrale sul quale sono inserite tre o quatto coppie di branche (palchi) inclinate a 45°, che si sviluppano in direzione del filare. Il primo palco è inserito a circa 50/60 cm dal terreno, il secondo si trova a circa 1/1,20 m dal primo mentre i palchi successivi vanno diminuendo di 20 cm, in conseguenza del fatto che essendo più in alto ricevono una quantità di luce maggiore. Per la formazione della palmetta è necessaria una struttura di sostegno costituita da tre canne, delle quali una centrale posta verticalmente che dovrà sostenere la freccia di prolungamento e dovrà essere lunga, fuori terra, 2/3 metri; tale canna e le due laterali, inclinate rispetto alla verticale di circa 45° nel senso del filare, dovranno guidare le branche del primo palco. Nel momento della messa a dimora l’astone del susino deve essere capitozzato a un’altezza di 60/70 cm da terra e poi si procederà come già detto per la formazione del vaso; cambia la disposizione delle branche. Se si vuole invece anticipare la produzione di frutti è possibile lasciare intatto l’astone senza effettuare tagli e allevare le branche ch nascono spontaneamente; in questo caso la palmetta sarà irregolare.

Testo: Agrotecnico Antonio Velonà
Foto: Vasil Atanasov Vitkov

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