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La tentredine e la carpocapsa: due insetti le cui larve danneggiano i frutti del melo.

I frutti di melo dal momento in cui iniziano a svilupparsi sulla pianta dopo l’impollinazione del fiore fino alla maturazione possono essere danneggiati dalle larve di due insetti: la tentredine del melo (Hoplocampa testudinea) e la carpocapsa (Cydia pomonella). Le forme giovanili larvali di questi due parassiti si sviluppano e si nutrono a spese dei frutti: proprio per questo loro caratteristico modo di alimentarsi vengono denominate larve “carpofaghe”.

L’adulto della tentredine del melo è simile a una vespetta, questo insetto appartiene infatti alla famiglia degli imenotteri, è lungo attorno ai 7 mm, la parte dorsale è di colore nero brillante, quella ventrale bruno-giallastra; la testa è giallastra. E’ possibile catturare e osservare gli adulti della tentredine se si posizionano nel meleto al momento della fioritura delle trappole cromo-attrattive costituite da foglie appiccicosi di colore bianco: gli insetti attratti da questo colore che richiama la tinta dei fiori del melo, si invischiano sulla superficie collata e possono essere facilmente osservati. Le larve della tentredine a completo sviluppo sono lunghe 12-14 mm, possono essere riscontrate aprendo a metà i frutti che presentano fori sulla superficie e fuoriuscita di rosura: generalmente è facile osservare la presenza delle larve quando i frutti di melo raggiungono le dimensioni comprese tra quelle di una nocciola e una noce. Le larve della tentredine sono biancastre con testa bruna, emanano un caratteristico odore di cimice, hanno sette paia di zampe addominali, questa caratteristica le differenzia dalle larve della carpocapsa che presentano corte pseudozampe dotate di piccoli uncini.  Le femmine della tentredine appaiono in primavera e depongono le uova sui fiori aperti.  Il danno ai frutti di melo è prodotto dalle larve che provocano nelle loro prime fasi di sviluppo la formazione di cicatrici circolari suberose sull’epidermide dei frutti (cinghiature) che deformano il frutto. Il frutto colpito non giunge a maturazione e cade precocemente. La cavità centrale del frutto trattiene degli escrementi ed emana un forte odore di cimice. La larva della tentredine al termine del suo sviluppo abbandona il frutto facendo un orifizio largo e dai bordi molto netti, si lascia cadere al suolo e sprofonda a 5-10 cm per tessere un bozzolo setoso nel quale resta dormiente dai 9 ai 21 mesi per poi riemergere nelle primavere successive nei periodi in cui avviene la fioritura del melo. Il monitoraggio e la cattura degli adulti della tentredine, che compie una sola generazione all’anno si effettua con tavole appiccicose bianche che attraggono le tentredini alla ricerca di fiori. Le trappole cromotropiche vanno posizionate tra le piante nel momento in cui i fiori del melo sono ancora chiusi “bottoni rosa” e lasciandole in loco fino alla completa sfioritura.   La soglia di intervento è di 20 - 30 adulti/trappola in fioritura, solo al raggiungimento della soglia d’intervento è consigliabile procedere con prodotti a base di piretro o con prodotti a base di neem. Il periodo ideale è poco prima della nascita delle larve che si verifica generalmente non appena sono caduti tutti i petali.

'La carpocapsa può essere considerata uno tra i più importanti fitofagi del melo, gli adulti sono piccole farfalle di colore grigiastro con apertura alare di 20 mm, le larve sono dapprima biancastre, con il capo scuro, poi imbruniscono sempre più, divenendo giallastre ed infine rosee, le larve possono essere rinvenute aprendo a metà i frutti che presentano fori e rosura sulla superficie; la loro lunghezza, a maturità, è di circa 15-20 mm. II danno è determinato proprio dalle larve che penetrano nei frutti in qualsiasi momento del loro accrescimento e maturazione scavando gallerie nella polpa. Le gallerie sono dapprima superficiali, poi si affondano nella polpa fino ad arrivare nella zona centrale dove sono posti i semi; le gallerie, in seguito all'attività trofica delle larve, si riempiono di rosure ed escrementi. Durante l’ultima generazione in tarda estate/autunno la larva attacca direttamente molti frutti, scava subito gallerie dirette al centro ed uscendo immediatamente per attaccare altri frutti; alla fine della stagione la larva si incrisalida per passare l’inverno. Vediamo ora come può essere monitorata la presenza della carpocapsa e come controllare l’insetto: in piccoli frutteti per verificare la presenza degli adulti si possono utilizzare delle trappole con feromoni attrattivi per gli individui maschi, le trappole vanno messe nel frutteto verso  fine aprile; in frutteti  famigliari non molto grandi e con appezzamenti uniformi possono bastare 2-3 trappole per ettaro; dal momento della posa delle trappole si controllano le catture per ogni settimana e per trappola e si possono valutare i momenti di maggior volo. Per la pianura padana le maggiori catture si riscontrano generalmente tra il 20-30 maggio per 1° generazione, tra il 1-7 luglio per 2° generazione tra il 20-30 agosto per 3° generazione. La soglia di intervento è di due maschi catturati per trappola per settimana. Al rinvenimento degli adulti e al superamento di valori soglia si interviene con alcuni prodotti accettati in agricoltura biologica. Uno di questi contiene i virus delle granulosi che sono completamente specifici, non hanno un influsso diretto sugli altri parassiti né sugli ausiliari. Devono essere applicati ripetutamente e colpiscono le giovani larve appena nate quando schiudono le uova poste sulla superficie dei frutti. Il virus della granulosi della carpocapsa del melo deve essere applicato a partire dalla schiusa delle uova verso inizio giugno. Sono necessari da tre a cinque trattamenti a intervalli di circa 14 giorni per prolungare la durata dell'azione e per colpire le larvette con nascite scalari. Un altro principio attivo accettato in agricoltura biologica è lo spinosad, esso ha un ampio spettro d'azione e agisce contro diversi parassiti (es.  afidi) ma parzialmente anche sugli insetti utili (ausiliari). Il controllo della carpocapsa può contare anche sui suoi nemici naturali che sono molto numerosi: tra i nemici naturali presenti nell'ambiente ricordiamo i parassitoidi appartenenti agli imenotteri: es. imenotteri del genere Trichogramma, parassitizzano le uova della carpocapsa (oofagi), Ascogaster quadridentatus è un parassitoide delle larve; gli icneumonidi sono parassitoidi larvali. Il mantenimento di un’elevata biodiversità attorno al meleto può favorire la nidificazioni di uccelli che possono nutrirsi degli adulti della carpocapsa, o  il crearsi di nicchie ecologiche che favoriscono la riproduzione degli insetti antagonisti, di contro l’utilizzo di insetticidi di contatto poco selettivi possono abbattere gli ausiliari e favorire lo sviluppo di acari  Nell’impiego di trappole, feromoni e prodotti  fitosanitari ammessi in agricoltura biologica è importante leggere e seguire le indicazioni riportate in etichetta. 
 

Tratto da Fondazione Minoprio
Andrea Tantardini

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