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La potatura invernale delle piante da frutto

Le piante da frutto si possono dividere in arboree, arbustive e sarmentose; le prime due non hanno necessità di sostegno mentre le sarmentose, come vite e kiwi, necessitano di sostegni adeguati.
Se le piante non vengono potate, hanno una crescita libera dettata dalle caratteristiche genetiche e dell’ambiente in cui si trovano; queste piante prima o poi raggiungeranno sicuramente la maturità producendo frutti, ma di qualità inferiore alle aspettative, con un invecchiamento veloce e una maggiore probabilità di contrarre malattie da insetti e funghi.

Per questo è praticata la potatura, che è l'insieme delle pratiche aventi lo scopo di regolare mediante tagli e piegature dei rami, la vegetazione, la fioritura, e la fruttificazione delle piante. Una buona pratica di potatura abbrevia il periodo improduttivo (potatura di allevamento), prolunga il periodo di maturità riproduttiva riducendo le alternanze di produzione e migliorando la qualità dei frutti (potatura di produzione), ringiovanisce la pianta quando si trova nello stadio senile ridandole vigore e migliorandone qualitativamente e quantitativamente la produzione (potatura di ringiovanimento).

Tutte le piante da frutto hanno bisogno di essere potate; per alcune ogni anno è necessario un intervento drastico come per esempio per la vite e il kiwi, per altre solo interventi di piegatura come per il ciliegio.
L’equilibrio della pianta, che si raggiunge con la potatura, permette un controllo più efficace dei patogeni attraverso l’eliminazione di rami e branche attaccate e la creazione di un microclima più idoneo, evitando i ristagni di umidità. È importante sapere che la potatura può essere eseguita tutto l’anno e, a seconda del periodo di esecuzione (riposo vegetativo, inizio vegetazione, piena vegetazione), la pianta reagirà con un maggiore o minore vigore.
Le principali operazioni di potatura consistono nel raccorciamento, speronatura (taglio a due gemme), soppressione dei rami dell’anno; nella soppressione totale di branche o rami; nella curvatura di rami e germogli; nella scacchiatura, ossia l’asportazione dei germogli superflui; nella spollonatura (eliminazione dei rami e germogli al di sotto dell’innesto); nella sfogliatura (operazione importante per la vite); nel diradamento dei frutti (indispensabile per il pesco, consigliata nel melo) che oltre a controllare la dimensione del frutto rallenta l’alternanza di produzione. La potatura verde (da maggio a luglio), che si esegue in vegetazione, ha la caratteristica di evitare la forte risposta vegetativa, in particolar modo quando si fanno tagli drastici su branche che hanno più di due anni.

Alcune specie come ciliegio e albicocco è meglio potarle in vegetazione perché hanno maggiori difficoltà di cicatrizzazione; solitamente l’operazione viene eseguita dopo la fruttificazione. La potatura invernale (da novembre a febbraio), che si esegue a riposo vegetativo, è quella più conosciuta e utilizzata. In questo periodo la mancanza di foglie permette di vedere tutta la struttura portante della pianta e individuare quali sono gli interventi cesori e di piegatura da attuare. Si parte dalla forma di allevamento ed è necessario intervenire tenendo conto degli interventi da attuare per mantenerla; vi sono forme di allevamento a volume (vaso, fusetto) e forme di allevamento a spalliera (palmetta); in ogni caso è importante mantenere la pianta in equilibrio, cioè con delle branchette rivestite di rami a frutto. I rami più giovani (di un anno) portano le gemme che possono essere a legno, a frutto o miste. Le pomacee (melo e pero) hanno rami con gemme miste in punta e gemme a legno; le drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio) rami con gemme a legno in punta e lateralmente sia gemme a legno che gemme a fiore. In sintesi, nell’esecuzione della potatura invernale, è importante lasciare rami dell’anno integri nelle pomacee; invece nelle drupacee il raccorciamento dei rami può essere eseguito senza compromettere la produzione.

Tra i vari fruttiferi che richiedono una potatura invernale ogni anno vi è il pesco. Può essere allevato con diverse forme, ma predilige in particolar modo la forma a vaso; è una pianta che potrebbe soffrire delle gelate tardive perciò nelle zone particolarmente soggette a questo evento meteorico è meglio potarla alla fine dell’inverno. Questa pianta si avvantaggia di una potatura molto intensa, solitamente vengono tagliati il 70% dei rami dell’anno; i rami migliori che porteranno i frutti più grossi sono quelli di medio vigore (rami misti con gemma apicale a legno e laterali a fiore e legno), I rami più deboli (brindilli con gemma apicale a legno e laterali a fiore) danno generalmente frutti più piccoli e solitamente richiedono un forte diradamento in fase di ingrossamento del frutto (dimensione di una noce). Altri rami a frutto del pesco sono i mazzetti di maggio (rami corti, di 1-2 cm, con gemma apicale a legno e una corona di gemme a fiore).

Nella forma a vaso sul tronco sono inserite tre o quattro branche equidistanti l’una dall’altra; in fase di potatura è necessario eliminare tutti i rami dorsali e tutti i succhioni che si sono formati all’interno della chioma, questo per far penetrare la luce dall’alto. Le branche principali e le branchette secondarie devono sempre terminare con un ramo a frutto evitando di troncare di netto la branca. Se il pesco è innestato su susino mirabolano, molto probabilmente si avrà l’emissione di polloni dalla base del tronco; questi polloni fanno parte del portinnesto e devono essere eliminati. È importante sapere che le pesche gialle producono dell’ottima frutta su rami misti vigorosi o medi e brindilli, mentre le precoce producono abbondantemente su rami medio-deboli e mazzetti di maggio.

 

Tratto da Fondazione Minoprio

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