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La potatura delle pomacee

La potatura estiva nelle pomacee (melo e pero) assume grande importanza, soprattutto nella fase giovanile delle piante. Lo scopo principale è quello di ottenere una chioma ben distribuita. Il contenimento in altezza delle chiome è un altro obiettivo della potatura poiché le dimensioni ridotte della chioma facilitano tutti gli interventi colturali come raccolta, potatura, cure fitosanitarie. Prima di procedere con la descrizione delle varie operazioni, è importante richiamare l’attenzione sugli effetti e sui risultati che derivano dalle varie operazioni che si compiono. Per capire come la pianta reagisce ai diversi interventi di potatura, è necessario prendere in considerazione alcuni elementi di fisiologia che influenzano direttamente la potatura. La prima cosa da considerare riguarda il flusso della linfa, la quale scorre dalle radici verso le foglie, per completare il suo percorso nelle gemme apicali dei rami. L’interruzione del flusso linfatico attraverso il taglio o la rottura del ramo effettuato prima della ripresa vegetativa determina uno stimolo allo sviluppo di nuovi germogli vigorosi. Lo stesso intervento fatto durante la fase di vegetazione (potatura verde), come la cimatura di un germoglio, frena o arrestano lo sviluppo di parte della vegetazione (per esempio del germoglio stesso) a vantaggio della crescita di quella circostante. Il flusso della linfa è favorito dallo stimolo verticale verso l’alto, per questa ragione un ramo è tanto più vigoroso quanto più è verticale. Più l’asse vegetativo si allontana dalla verticale, più diminuisce lo stimolo vegetativo. La diversa direzione di un ramo ha ripercussioni anche sull’emissione dei germogli laterali: un asse verticale produrrà rami molto vigorosi all’apice e di vigoria sensibilmente decrescente verso la base; un ramo inclinato avrà un’emissione di germogli laterali più equilibrati. L’inclinazione ideale è attorno ai 35-45 gradi: rami orizzontali andranno incontro a un’eccessiva produzione di germogli dalla parte superiore; rami rivolti in basso sono ottimi per la produzione, ma non utilizzabili per l’impalcatura della pianta. Le foglie inserite sulla parte apicale della chioma, essendo ben illuminate, favoriscono la crescita dei rami stessi richiamando nutrienti a svantaggio dei rami più bassi che sono più ombreggiati e hanno perciò una minore attività fotosintetica. Per limitare lo sviluppo della chioma verso l’alto, non si devono accorciare i rami nella parte superiore (che reagirebbero con forte vegetazione), ma diradare i germogli laterali per diminuire il richiamo di linfa verso l’alto ed evitare l’ombreggiamento delle zone basse. Si è visto che un germoglio è tanto più vigoroso quanto più si accresce verticalmente. In alternativa all’eliminazione, l’accrescimento dei rami vigorosi può essere rallentato mediante l’inclinazione. Come risultato si ottiene un generale freno della vigoria e lo sviluppo di rami laterali più equilibrati. Se il ramo è troppo sviluppato e il legno poco elastico, per evitare spaccature dei rami lignificati si possono eseguire alcuni tagli paralleli profondi per circa la metà del diametro, utilizzando un segaccio. Con il metodo dei tagli paralleli si possono inclinare anche branche di più anni. Un altro aspetto da tenere presente riguarda il mantenimento dell’equilibrio fra le diverse branche di un albero e in particolare fra quelle inserite a un’altezza diversa rispetto al terreno. Per la tendenza a un maggiore sviluppo delle parti alte e ben esposte della chioma, è facile che una branca di modesto diametro nelle parti basse dell’albero sia superata nello sviluppo da una branca inserita più in alto con diametro uguale o addirittura maggiore e ciò determina uno squilibrio generale dell’albero con tendenza ad accentuare lo sviluppo verso l’alto. D’altra parte, se una branca laterale cresce troppo vigorosa, può assumere uno sviluppo superiore a quello del fusto squilibrando completamente l’albero. A parità di taglio la stagione in cui si compie la potatura ha un ruolo molto importante nel determinare la risposta della pianta al taglio stesso. I tagli effettuati durante la stagione vegetativa provocano un’emissione di germogli più limitata e una vigoria della pianta meno accentuata e meglio distribuita tra i diversi rami rispetto agli stessi tagli effettuati con la potatura invernale.

Sequenza delle operazioni di potatura verde su piante adulte

Presi in considerazione i fattori che influenzano la potatura, si analizzano le operazioni da eseguire. La potatura  verde si esegue tradizionalmente in estate dividendola in due interventi. Il primo è effettuato nel mese di maggio: i germogli si possono strappare con le mani, senza l’ausilio di forbici; lo strappo, a differenza del taglio, asporta il germoglio dalla base, eliminando le gemme latenti presenti sul ramo alla base del germoglio e  in questo modo si frena l’emissione di nuovi getti in quella posizione (nonostante lo strappo, le ferite si cicatrizzano rapidamente). Non eccedere nell’eliminazione dei succhioni per non lasciare vuoti di vegetazione; alcuni, quelli inseriti lateralmente sul ramo, possono essere mantenuti, frenando la vigoria tramite inclinazione o torsione. Nei meleti in produzione, il diradamento dei frutti è eseguito indicativamente da metà maggio o comunque quando i frutticini raggiungono circa i 20 mm di diametro. Orientativamente, per le varietà di melo maggiormente diffuse, si lasciano due frutti per mazzetto tenendo conto di eliminare i frutticini laterali, lasciando il frutto centrale più uno laterale. Nelle piante in allevamento, per favorire la formazione della struttura dell’albero e la vegetazione, per i primi due anni si levano manualmente tutti i frutti. In giugno, nei frutteti giovani si esegue la scacchiatura: in altre parole l’asportazione manuale dei getti nuovi presenti in numero eccessivo e situati in posizioni non idonee alla struttura dell’albero. Sempre in giugno si compie anche la cimatura, cioè il taglio dell’apice dei germogli in accrescimento: ha lo scopo di sopprimere la dominanza apicale e di indurre lo sviluppo di rami anticipati. L’alleggerimento della cima è un’altra delle operazioni da eseguire:consiste nell’eliminazione dei rami in concorrenza con i nuovi apici, s’interviene lasciando più leggere (cioè meno ricche di rami laterali) le parti verso l’apice e più cariche (più ricche di rami laterali) le parti verso la base. In estate, se la chioma è ancora troppo fitta, si esegue un secondo intervento di rifinitura: in questo periodo la pianta non emetterà nuovi germogli, s’interviene con l’eliminazione dei rami inseriti sullo stesso nodo e quelli sulla verticale.  I diradamenti si eseguono su ogni singola branca.

 

Testo: Agrotecnico Antonio Velonà

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