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Intervista con Giorgio Pannelli, esperto di olivicoltura

Giorgio Pannelli è attivo da più di trent’anni nel settore olivicolo e oleario. È stato primo ricercatore al centro di ricerca dell’olivicoltura del consiglio delle ricerche dell’agricoltura. Si è dedicato alla ricerca di ogni possibile soluzione per incrementare la produzione di olive, ridurre i costi, migliorare la qualità dell’olio e valorizzare il prodotto.

Lei è attivo da più di 34 anni nel settore olivicolo e oleario. Quali sono stati i momenti salienti della sua carriera professionale finora?

Da inizio 1978 a fine 2011 ho svolto ininterrottamente sperimentazione all’interno dell’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Spoleto (ora CREA-OFA), sviluppando tematiche inerenti la propagazione dell’olivo, le nuove piantagioni, la meccanizzazione della raccolta, la selezione varietale, il miglioramento genetico, la potatura, la qualità e la tipicità dell’olio. Queste ultime due tematiche sono state di particolare soddisfazione per il grande apprezzamento espresso da Istituzioni ed Associazioni olivicole locali e principalmente da produttori ed operatori del settore, che hanno consentito l’organizzazione del Campionato Nazionale di Potatura dell’Olivo allevato a Vaso Policonico e della Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali giunte, rispettivamente, alla 16.ma ed alla 15.ma edizione.
I risultati sono stati molto positivi per una moltitudine di amatori e produttori che hanno scoperto la possibilità di gestire autonomamente e senza scale (da terra) le operazioni di potatura e raccolta e per la possibilità di valorizzare il loro prodotto attingendo dalle peculiarità compositive e sensoriali dell’olio, così come conferite dall’azione congiunta/disgiunta di varietà e territorio.

Nel 2011 è andato in pensione: a quali attività si dedica oggi particolarmente?
Dott. Pannelli: Già prima del pensionamento, collateralmente all’attività lavorativa, svolgevo attività formativa su coltivazione e potatura dell’olivo in diverse località nazionali. Ora la svolgo in modo esclusivo con grande soddisfazione vista la numerosità del corsi, la grande partecipazione a corsi e gare di potatura, la grande quantità di visite al mio sito (www.giorgiopannelli.it) ed ai miei video sulla potatura dell’olivo. 
 

Quale tipo di potatura per l’olivo consiglia ai nostri lettori e perché?
La potatura dell’olivo deve essere praticata soprattutto per soddisfare le esigenze di reddito degli olivicoltori; nel contempo deve soddisfare anche le esigenze fisiologiche dell’albero che naturalmente desidera crescere e produrre concentrando, però, le due attività nella porzione superiore di chioma anziché in quella inferiore, ovviamente preferita dal produttore.
Necessita quindi l’adozione di una forma di allevamento che soddisfi contemporaneamente le esigenze fisiologiche dell’olivo e quelle economiche del produttore. I risultati della ricerca svolta nei primi decenni del secolo scorso e dell’ampia verifica agronomica praticata dei decenni successivi consentono di affermare come il migliore ed unico compromesso tra le due esigenze sia la forma di allevamento a “Vaso Policonico” che asseconda le naturali esigenze di espansione della chioma limitando, però, l’affermazione della porzione superiore a favore di quella inferiore dove, di conseguenza, si concentra in modo quasi esclusivo la produzione.
La forma, grazie a sua semplicità strutturale, consente di eseguire tutti gli anni una rapida ed efficace manutenzione con riduzione dei costi di potatura e raccolta, incremento del prodotto e maggiore sicurezza del lavoro per addetti che potranno operare da terra con attrezzatura dotata di prolunga telescopica.
 

Quali sono gli errori più comuni che commettono in particolare gli hobbisti nella potatura dell’olivo?

Gli hobbisti, così come molti altri produttori olivicoli, desiderano contenere le dimensioni dell’albero per semplificare le operazioni di potatura e raccolta. Per questo praticano frequentemente l’acefalia, cioè la totale eliminazione della porzione superiore di chioma per favorire l’affermazione di quella inferiore. La pianta però, alterata nel rapporto tra volume della chioma e quello delle radici e nell’impossibilità di esercitare il controllo apicale della nuova vegetazione, reagisce con l’emissione di numerosi nuovi rami (succhioni) in corrispondenza dei tagli e zone limitrofe, con una riduzione del prodotto proporzionale a quella della chioma ed incremento dei costi di potatura nella necessità di riordinare la nuova vegetazione. Il metodo produce risultati opposti a quelli desiderati per cui può ritenersi il più madornale errore commesso da qualsiasi categoria di produttori olivicoli.
Un altro grave errore commesso dagli olivicoltori è quello della periodicità delle operazioni di potatura ritenendo, con questo, di ridurre l’incidenza dei relativi costi. In realtà si realizza l’effetto opposto per una temporanea, eccessiva affermazione della porzione superiore di chioma ed un contemporaneo indebolimento di quella inferiore che, insieme, accentuano l’alternanza produttiva.
 

Quale impatto hanno i cambiamenti climatici sulla coltivazione degli olivi?

L’olivo è una specie intimamente legata all’ambiente di coltivazione (clima e terreno) tanto che al variegato territorio olivicolo nazionale corrisponde un altrettanto variegato numero di varietà. Ognuna di esse si esprime al meglio solo nel territorio di origine, mentre in altri modifica il comportamento agronomico in termini capacità e modalità di crescita, risultato produttivo in olive e/o olio, sensibilità alle principali avversità ambientali e/o parassitarie.
Altrettanto può ritenersi per i cambiamenti climatici, così come dimostrato dai disastrosi risultati produttivi degli ultimi anni indotti da intemperanze climatiche che hanno favorito lo sviluppo di alcuni parassiti (es. mosca, occhio di pavone, lebbra, cercosporiosi, ecc.) e/o disturbato il regolare svolgimento delle principali fasi del processo produttivo (es. fioritura, allegagione, crescita ed inolizione dei frutti, ecc.).
Gli unici rimedi praticabili sono solo una maggiora attenzione nella protezione del processo produttivo (es. prevenzione e difesa dai principali parassiti) e/o nel soddisfacimento per via agronomica di quanto naturalmente carente (es. irrigazione).
 

Come vede il futuro dell’olivicoltura?
Il futuro della olivicoltura nazionale è intuibile dai più recenti risultati produttivi, che ogni anno toccano il minimo storico, ma anche dai numerosi oliveti abbandonati o trascurati visibili in ogni Regione d’Italia. A mio avviso, però, sono proprio queste condizioni di crisi, ed anche una maggiore consapevolezza del consumatore verso un prodotto di qualità, che lasciano ipotizzare il rilancio del settore. Il produttore, però, dovrà essere adeguatamente preparato per conseguire il massimo risultato produttivo con il minimo costo anche nonostante le intemperanze climatiche. La produzione dovrà essere indirizzata non più verso un generico olio di qualità, ormai prerogativa di altri Paesi olivicoli (es. Spagna e Paesi della sponda Sud del Mediterraneo), bensì verso oli tipici, cioè dotati di identità genetica e/o territoriale difficilmente replicabile.

Progetti per il futuro?
Anche questa seconda fase della mia attività lavorativa si avvia ormai a conclusione ma, prima di allora, vorrei realizzare un progetto rivolto a tutti coloro che nel tempo hanno compreso e condiviso la suddetta proposta operativa. In particolare, vorrei riconoscere crediti a quanti hanno frequentato corsi di formazione (sia di base che avanzato) e partecipato con successo a gare regionali o nazionali di potatura. Inoltre, chi lo desidera potrà cimentarsi anche nel ruolo di formatore, ma solo nella disponibilità di stringenti requisiti e dopo aver superato un apposito esame di idoneità. I dettagli saranno presto disponibili in rete. 

 

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