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Come fare un’aiuola a cumulo

La coltivazione degli ortaggi viene praticata su larga scala in ambiente protetto o in pieno campo per ricavare prodotti destinati al consumo fresco, alla trasformazione in conserve, verdure sott’olio, sottaceti, surgelati e quarta gamma (ortaggi freschi pronti al consumo). Ma a fianco di queste realtà industriali, rivestono un’importanza rilevante i piccoli orti di campagna o di città, quelli coltivati dagli hobbisti, nei quali la produzione è destinata al consumo familiare. In genere questi appezzamenti vengono collocati in prossimità delle abitazioni, occupando piccole superfici di terreno in grado comunque di rivestire un’importanza economica non indifferente per il bilancio della famiglia. Basti considerare che una singola pianta di pomodoro, il cui nome scientifico è Solanum lycopersicum, può produrre nel corso di un’intera estate più di 10 kg di pomodori. A questa possiamo aggiungere melanzane, peperoni, insalate e molto altro ancora.
Oggi le varietà orticole in commercio sono innumerevoli e capaci di soddisfare le esigenze più disparate in termini di sapori, colori e forme dei frutti che vogliamo raccogliere e mettere sulle nostre tavole.

Le proprietà salutari dei vegetali sono conosciute da tutti ma è bene ricordarle. Sappiamo che rivestono grande importanza nell’alimentazione umana grazie al loro elevato valore nutritivo, contenuto in acidi organici, sali minerali e vitamine. Sono ricchi di fibra e antiossidanti, regolano e facilitano l’assimilazione degli altri alimenti. Per questi motivi oltre che per una questione prettamente ludica, mai come oggi, la passione per l’orto ha contagiato un’ampia fascia di popolazione, uomini e donne, giovani e anziani, che sulla scia dell’entusiasmo e della voglia di raccogliere al più presto qualcosa dalle loro piante, spesso dimenticano di seguire alcuni accorgimenti tecnici indispensabili per la buona riuscita delle produzioni. 

Nella coltivazione degli ortaggi dobbiamo tenere presente che siamo di fronte ad organismi viventi, a piante, che per vivere e svilupparsi hanno bisogno di nutrirsi, di assorbire acqua, di catturare luce e di una certa quantità di calore, oltre che di anidride carbonica. Riuscire a soddisfare tutte queste esigenze significa conoscere a fondo la biologia di questi vegetali. Non dimentichiamoci che dovremmo produrre ortaggi senza l’impiego di fitofarmaci affinché si possa dire che il nostro orto sia “biologico”. Ma non è sempre così facile. Insetti fitofagi, funghi patogeni, batteri, nematodi, lumache o piccoli roditori, sono spesso in agguato e risultano responsabili di numerosi problemi colturali. Ecco allora che se vogliamo evitare l’impiego di prodotti chimici, dobbiamo in qualche modo giocare sull’utilizzo di tecniche colturali appropriate, impiegare varietà resistenti, utilizzare le rotazioni colturali e distribuire concimi organici. Il principio generale deve essere il rispetto dell’ambiente e la conservazione degli equilibri biologici naturali. Per ogni vegetale e per ogni fase del suo sviluppo, esistono temperature minime e massime, al di sotto e al di sopra delle quali tale sviluppo cessa e temperature ottimali in corrispondenza delle quali lo sviluppo è massimo. Solo conoscendo le esigenze termiche delle varie specie orticole è possibile stabilire il momento più opportuno per effettuare le semine e i trapianti senza correre il rischio, ad esempio, che temperature troppo basse impediscano la nascita del seme o causino la morte di piantine appena trapiantate.

Nella predisposizione del nostro orto, la prima variabile da considerare è la sua collocazione. L’esposizione deve essere sempre in pieno sole. Gli ortaggi sono infatti piante eliofile che hanno bisogno di quanto più sole possibile. Attenzione però. Dobbiamo anche ricordarci di irrigare nelle giuste quantità. Occorre pertanto evitare l’ombreggiamento dell’orto da parte di edifici attigui o di alberi a larga chioma, comprese le piante da frutto e le siepi perimetrali. Le file degli ortaggi è buona norma che siano disposte in direzione Nord-Sud in modo tale che tutte le piante ricevano la stessa quantità di luce durante tutta la giornata. La luce è indispensabile per lo svolgimento del processo fotosintetico. Rappresenta l’energia che le foglie catturano attraverso la clorofilla per svolgere il processo di assimilazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera che insieme all’acqua assorbita dalle radici, consentono la formazione della sostanza organica e la liberazione di ossigeno nell’aria.


Un altro parametro di coltivazione di fondamentale importanza per la buona riuscita delle produzioni, è rappresentato dalle irrigazioni che devono essere effettuate in modo appropriato al fine di aiutarci a contenere eventuali problemi fitosanitari. E’ buona norma distribuire l’acqua di primo mattino o verso sera, poiché così facendo si riduce la differenza tra la temperatura dell’acqua (di norma più fredda) e quella del terreno che ospita gli apparati radicali. Quando si irriga è consigliabile, nei limiti del possibile, non bagnare mai le foglie, dal momento che ciò potrebbe favorire l’insorgere di malattie crittogamiche. Questo perché le spore, che sono i “semi” dei funghi, hanno bisogno di un velo d’acqua per poter germinare e penetrare all’interno dei tessuti vegetali. Alcuni sintomi, come un leggero appassimento durante le ore più calde, segnalano che la disponibilità di acqua nel terreno si sta avvicinando all’esaurimento. L’acqua all’interno della pianta svolge una duplice funzione. La prima è quella di essere veicolo di assorbimento degli elementi nutritivi presenti nel terreno. La seconda è quella di agire per mantenere bassa la temperatura delle foglie che altrimenti rimarrebbero scottate e seccherebbero in breve tempo quando colpite dalle radiazioni solari. Nelle foglie infatti l‘acqua passa dallo stato liquido allo stato di vapore acqueo per poi fuoriuscire dagli stomi (microscopiche aperture sul lembo fogliare). Questo fenomeno prende il nome di traspirazione e la trasformazione dell’acqua da liquida in vapore avviene mediante assorbimento di calore. Fin tanto che la pianta avrà a disposizione acqua, essa sarà in grado di regolare la propria temperatura. Da q

ui la necessità di attenti interventi irrigui.

Il terreno ideale per la coltivazione degli ortaggi risulta quello a medio impasto e cioè con una adeguata proporzione di sabbia, limo e argilla. Ma i terreni in cui vengono realizzati gli orti familiari sono di diversa natura e in assenza di una specifica analisi chimico-fisica risulta difficile darne una valutazione. 


Tuttavia impiegando il letame bovino possiamo cercare di raggiungere un equilibrio ideale migliorando la struttura del nostro terreno e apportando allo stesso tempo elementi nutritivi utili allo sviluppo delle nostre piante. Tecnicamente la letamazione è il processo di distribuzione della sostanza organica sulla superficie del terreno spoglio. E’ bene sapere che il letame non è prontamente assimilabile dalla pianta. Deve essere prima umificato e mineralizzato dai microorganismi presenti. E’ un concime completo che contiene tutti gli elementi fertilizzanti e le dosi di impiego sono di circa 50 kg su 10 m2di superficie.

La fase principale nella preparazione dell’orto è quella della vangatura, operazione che serve per integrare il letame o la sostanza organica precedentemente distribuita e per iniziare a “rompere” la crosta superficiale del terreno che si è formata nel precedente anno di coltivazione. Essa consiste nel rivoltare le zolle di terreno metodicamente, con l’ausilio di una vanga o di una forca vanghetto. Tale operazione in genere si svolge a fine estate, inizio inverno, in modo tale che gli atmosferilli - ossia l’azione degli agenti atmosferici sull'affinamento delle particelle di terreno - durante l’inverno possano compiere la loro azione miglioratrice della struttura. La vangatura si effettua quando il terreno è in “tempera” ossia quando non è ne troppo asciutto ne troppo bagnato.

Considerando che molti parassiti fungini si sviluppano in condizioni di elevata umidità e con ristagni idrici a livello dell’apparato radicale, ecco che la preparazione di aiuole a cumulo (aiuole rialzate chiamate in gergo “prode”) può giocare un ruolo cruciale nel buon esito del nostro orto.

La proda è per definizione la superficie di terreno dove sono coltivati gli ortaggi. Risulta leggermente rialzata rispetto ai passaggi che l’affiancano. La sua preparazione è semplice ma richiede di seguire alcuni accorgimenti pratici. Con picchetti e corde si delimitano gli spazi. La proda è larga 100 cm e i passaggi tra una proda e l’altra misurano da 50 cm a 70 cm. Con un badile si toglie uno strato di terra dal passaggio e lo si aggiunge alle prode adiacenti. Di conseguenza i passaggi si abbassano e le prode si rialzano leggermente (10/15 cm). La proda rialzata permette di coltivare gli ortaggi senza che si verifichino ristagni d’acqua pericolosi per le radici e la pianta. I passaggi più bassi servono da scolo per l’acqua in eccesso. Sulla superficie della proda viene eseguita una rastrellatura per livellare il terreno e per rompere le zolle rimaste.

Al fine evitare la crescita delle erbe infestanti, mantenere il terreno più soffice e ridurre il numero di irrigazioni settimanali, è buona norma utilizzare la pacciamatura, ossia un telo plastico di polietilene nero - larghezza cm 120/150 - che si stende sopra la proda interrandolo in corrispondenza delle testate e dei bordi laterali. Per chi volesse evitare l’impiego del telo plastico, in commercio ne esistono anche di biodegradabili. La pacciamatura viene forata per il trapianto degli ortaggicon un foraplastica a gas o manualmente con forbice, coltello o taglierino. Come già detto, il mercato offre innumerevoli varietà che consentono all’appassionato orticoltore di ottenere ottimi risultati nella coltivazione e nel raccolto dei prodotti dell’orto. L’importante è ricordarsi di adottare i sopra indicati accorgimenti. Solo in questo modo riusciremo ad ottenere dalle nostre piante il massimo della produzione al minimo dei costi di manutenzione e gestione.

Tratto da Fondazione Minoprio

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