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Come eseguire al meglio i tagli di potatura

Le operazioni di potatura, nella maggior parte dei casi, prevedono tagli di branche o rami delle piante da frutto in modo tale da regolarne sia lo sviluppo sia l’attitudine produttiva che è naturalmente presente in ciascun genere fruttifero. Quando si eseguono i tagli di asportazione di branche o rami però, le ferite che si creano, per la pianta rappresentano sempre un trauma più o meno grande; per far sì che non siano eccessivamente dannose esse devono cicatrizzare velocemente e nel migliore dei modi.

La difficoltà di cicatrizzazione è dovuta, in primo luogo, al fatto che il legno da solo non è in grado di chiudere la ferita perché è principalmente formato da cellule morte, fortunatamente però ci sono le cellule vive del cambio che sono posizionate tra la corteccia e il legno e che sono in grado da sole di formare nuovi tessuti. Il cambio infatti produce il callo (una proliferazione di cellule poco differenziate) che si espande progressivamente su tutta la ferita andandola a chiudere (compartimentazione). Più questa operazione avviene velocemente, più si riduce la possibilità di entrata di funghi o altri patogeni del legno che potrebbero causare la formazione di carie che, successivamente, possono rendere il legno meno stabile.

Sempre per favorire una rapida cicatrizzazione quando si esegue il taglio di una branca o di un ramo è importante rispettare la zona del collare (o cercine). Il collare di una branca o di un ramo è quella zona, un po’ ingrossata, di corteccia che si trova alla base della branca o del ramo stesso; è da lì che parte la cicatrizzazione e quindi la chiusura di una ferita che porterà alla formazione del callo. Per questo motivo, quando si esegue un taglio, esso non dovrà mai essere troppo raso rispetto al punto di inserzione e non dovrà nemmeno lasciare dei monconi troppo lunghi perché altrimenti le cellule del cambio non si attiveranno e quindi non avverrà la cicatrizzazione e, di conseguenza, la ferita rimarrà aperta consentendo l’ingresso di patogeni. Solo nel caso del pesco, che possiede un legno tenero, lasciare un moncone rallenta l’entrata di patogeni.

In merito invece ai tagli di raccorciamento dei rami, la prima cosa da dire è che essi devono essere eseguiti al di sopra di una gemma, lasciando qualche millimetro, per non arrecarle danno. L’importanza di eseguirlo in prossimità della gemma è dovuta al fatto che la stessa è in grado di richiamare il trasporto linfatico che rende più facile la cicatrizzazione della ferita. Se si vuole che la vegetazione si sviluppi verso destra il taglio dovrà essere eseguito sopra una gemma posta a destra, si opererà in modo opposto se si vuole che la gemma si sviluppi verso sinistra. Un’altra cosa molto importante quando si esegue un taglio di raccorciamento è quello di eseguirlo mantenendo una certa inclinazione della lama affinché il taglio non resti orizzontale e non vi siano ristagni di acqua in prossimità della ferita che potrebbero favorire l’insediamento di funghi patogeni.

L’ultimo tipo di taglio da prendere in considerazione è la capitozzatura, una pratica talvolta eseguita che prevede la realizzazione di tagli di raccorciamento molto energici su branche principali o sul tronco. La parte di scheletro e di chioma asportata in questo modo è molto consistente. Alla capitozzatura si ricorre, forse troppo spesso, per le alberature cittadine anche se vi si dovrebbe ricorrere solo in casi eccezionali qualora si rendessero necessarie potature di riforma. Questo perché le ferite provocate possono causare grossi danni al tronco, che così può essere facilmente invaso da patogeni e inoltre, può comportare uno squilibrio della chioma che può favorire la formazione di succhioni. I succhioni sono rami a legno molto vigorosi che si sviluppano da meristemi avventizi presenti in corrispondenza del taglio. Qualora non fosse possibile evitare la capitozzatura bisogna operare con alcuni accorgimenti: eseguire il taglio in obliquo per evitare, anche in questo caso, che vi siano ristagni di acqua e per creare una gerarchia nel germogliamento dei succhioni.

Per eseguire al meglio le operazioni di potatura è importante, inoltre, disporre degli attrezzi più adatti in primo luogo le cesoie (forbici); questi attrezzi possono essere impiegati per il taglio di rami aventi diametro fino a circa 2 cm. Le lame presenti in commercio sono diverse e si possono dividere in due principali gruppi: a battente e a passante. Le forbici a battente hanno una lama tagliente che si appoggia su di una contro lama piana e sono impiegate soprattutto per l’eliminazione dei rami duri e secchi ma possono danneggiare la corteccia nella zona di schiacciamento. Le cesoie a lama passante possiedono invece una lama che “passa” a fianco di una controlama sovrapponendosi. In questo modo viene tagliato il ramo di netto e si riducono i danni alla corteccia. Le cesoie a lama passante sono utilizzate prevalentemente per il taglio dei rami verdi. Altri strumenti manuali utilizzati per l’esecuzione dei tagli sono troncarami, svettatoi e segacci. Qualunque sia l’attrezzo utilizzato questo deve essere il più possibile affilato per garantire l’esecuzione di un taglio netto senza sfrangiature. Infatti, qualora il taglio non fosse netto è necessario ripassarlo. Un’altra attenzione che bisogna porre agli attrezzi impiegati per la potatura è la disinfezione con soluzioni quali i sali quaternari di ammonio così da evitare, il più possibile, il propagarsi di malattie da una pianta all’altra.

Tratto da Fondazione Minoprio

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